Page 173 - La quinta sponda - Una storia dell'occupazione italiana della Croazia. 1941-1943
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intanto che i Balcani rimasero la retrovia della campagna di Russia, l’Italia
ebbe modo di esercitare una politica autonoma, sia pure all’interno della
F zona assegnatale, e di ignorare sostanzialmente tanto le richieste dell’al-
leato che quelle dei croati. Quando però tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943 si
delineò per la guerra tedesca il forzato passaggio dalla condotta “attiva” a quella
“passiva”, i Balcani divennero il bastione della “Fortezza Europa” proteso verso il
Mediterraneo, lo scudo protettivo dei giacimenti petroliferi, ed il possibile obbiet-
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tivo, assieme all’Italia, della prossima offensiva nemica .
La Germania decise quindi di riacquisire saldamente e rapidamente il controllo
dell’aera, sbarazzandosi todo modo dell’ormai indebolito alleato. In questo quadro
vanno dunque valutate le azioni tedesche nei Balcani nel 1942-43, da una parte
l’aumento delle forze disponibili con l’invio di divisioni scelte tratte dal fronte
russo e con l’arruolamento di reparti di musulmani bosniaci e di russi prigionieri
di guerra, dall’altra l’eliminazione di tutti coloro che avrebbero potuto appoggiare
uno sbarco alleato.
Quando poi lo sbarco alleato in Sicilia si verificò, e la crisi nazionale italiana
sopravvenne, irreversibile quanto inevitabile, il Regio Esercito aveva già cessato da
alcuni mesi di svolgere un ruolo attivo nei Balcani.
Da un lato puramente militare, che giudizio si può trarre alla fine dallo sforzo
italiano contro i partigiani jugoslavi, protrattosi dall’estate del 1941 a quella del
1943? Apparentemente il bilancio non è positivo da nessun lato lo si guardi. Il
movimento partigiano, infatti, riuscì più o meno costantemente per tutti i due anni
dell’occupazione a colpire le linee di rifornimento italiane, ad ampliare la propria
base di consenso, e a mantenere il controllo di significative porzioni del territorio
jugoslavo. Le grandi operazioni di rastrellamento del ‘42-43, possibili solo col con-
corso tedesco, pur infliggendo loro colpi devastanti non riuscirono ad eliminare i
partigiani come forza militare, e logorarono quanto rimaneva del potenziale bellico
italiano nella regione.
Ad uno sguardo più ravvicinato, tuttavia, l’azione militare italiana fu, almeno
fino a tutto il 1942, più efficace di quanto si potrebbe dedurre a prima vista. In
ultima analisi, ogni guerra di contro-insurrezione ha successo soprattutto grazie al
tempo. Un efficace strumento militare riesce a piegare l’opposizione della guerri-
glia solo quando la sua pressione può esercitarsi per un periodo lungo, corrodendo
la volontà di combattere e, soprattutto, quella della popolazione di appoggiare i
combattenti. Quando la vita sotto l’occupante diviene nella percezione collettiva
1 L. MONZALI., La difficile alleanza con la Croazia ustascia, cit., p. 116.
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