Page 169 - La quinta sponda - Una storia dell'occupazione italiana della Croazia. 1941-1943
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L’estate 1943
pediniera italiana t-8. Sprovvista di difese contraeree, Ragusa non avrebbe potuto
reggere a lungo. Iniziarono le trattative fra le due parti. L’11 settembre venne
raggiunto un accordo fra il comandante del VI Corpo d’Armata Piazzoni, dal quale
dipendevano sia la Messina che la Marche, ed il colonnello Schmidthuber, coman-
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dante del reggimento tedesco . Il 94° Reggimento della Messina avrebbe abban-
donato gli avamposti ripiegando in città, mentre il resto delle unità sarebbe stato
imbarcato per l’isola di Curzola e di qui in Italia. Le unità della divisione Marche
si sarebbero imbarcate a propria volta nei giorni successivi e la città sarebbe stata
consegnata ai tedeschi. Una unità della Prinz Eugen si sarebbe intanto stabilita a
Ragusa per prevenire colpi di mano partigiani.
La sera stessa dell’11 tuttavia i tedeschi tentarono nuovamente di prendere il
controllo della città.
Il generale Amico venne catturato di sorpresa nella sua abitazione mentre altre
unità tedesche provenienti da Mostar e da Ragusa Vecchia cercavano di forzare gli
ingressi dell’abitato. Tuttavia la resistenza italiana si rivelò più coriacea del previsto
e la mattina dopo il generale Amico venne liberato dall’edificio in cui si trovava
prigioniero da una colonna di soldati messa assieme dagli ufficiali del suo coman-
do . Il presidio tedesco dentro la città venne costretto alla resa mentre nella zona
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del porto un piroscafo tedesco carico di soldati della Luftwaffe subiva la stessa sorte.
Raggiunti dai rinforzi il giorno seguente, e con la minaccia di un bombardamen-
to aereo sulla città, i tedeschi imposero nuovamente un negoziato agli italiani, dei
quali alcune migliaia erano intanto riusciti a raggiungere i partigiani o ad imbarcar-
si. Nei termini del nuovo “accordo”, tutti i soldati italiani dipendenti dal VI Corpo
d’Armata avrebbero dovuto convergere in città e qui, sotto la direzione dei propri
ufficiali, avrebbero dovuto optare per la collaborazione o la prigionia.
Il generale Amico restò in città fino al termine di questa operazione, il13 set-
tembre quindi venne tradotto in macchina alla volta di Mostar. Durante il percorso
venne ucciso in circostanze mai accertate con un colpo di pistola alla testa, che i
tedeschi cercarono di attribuire ad una vendetta tra italiani . Il generale Guglielmo
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Spicacci, comandante della Messina, venne tradotto in Germania. Detenuto dappri-
ma nel campo di Shokken e poi nelle carceri di Posen, venne trasferito nel Konzen-
tration Lager di Bergen-Belsen dove morì di malattia nel marzo 1945.
32 TALPO ODDONE, Dalmazia. Una cronaca per la storia. 1943-44. Vol. III, Roma, USSME,
1994, pp. 1065-1071.
33 Ivi, p. 1074.
34 O. TALPO, Dalmazia, cit., pp. 1083-84. Sulla sorte del generale vedi anche G. SCHREI-
BER, I militari italiani internati, cit., pp. 266-67. Sospettati della sua morte furono un ma-
resciallo tedesco, tale Kirk, ed un milite italiano, sui quali tuttavia non fu possibile acquisire
elementi certi.
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