Page 194 - Lanzarotto Malocello dall'Italia alle Canarie
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il Boiardo dell’Amorum liber; come il poeta di Arezzo il Boiardo evoca la
“fontana del riso”:
Splendermi al viso il ciel tanto sereno,
Che nul zaffiro a quel termino ariva,
Quando io perveni a una fontana viva
Che asembrava cristal dentro al suo seno.
Verdeggiava de intorno un prato pieno
Di bianche rose e zigli
E d’altri fior vermigli,
Tal che ne la memoria mi rendeno
Queste isole beate, là dove era,
Dove se infiora eterna primavera.
E gli esempi sono tanti, né, d’altra parte potremmo scordarci di Lorenzo
dé Medici. Il suo distendere in versi le Isole Fortunate è esemplare:
(…) O cara patria, or non sia più invidiata
Da te giamai la prima età dell’oro,
l’isole Fortunate in occidente,
o dove già peccò il primo parente.
Anche il Tasso, autentico gigante del XVI secolo per quanto riguarda
la Poesia, si rammenta del Petrarca citando il verso di questi: “fuor tutti i
nostri lidi”.
Un’isoletta la qual nome prende
Con le vicine sue de la Fortuna.
Quinci ella in cima a una montagna ascende
disabitata, e d’ombre oscura e bruna;
e per incanto a lei nevose rende
le spalle e i fianchi, e senza neve alcuna
gli lascia il capo verdeggiante e vago;
e vi fonda un palagio appresso un lago.
V’è dunque da dire che nei lirici alti la descrizione del luogo, la sospen-
sione della vita fa delle Isole Fortunate veramente un paradiso dove sem-
bra mancare ogni attesa di corpo, ogni sfolgorio di potenza, ogni istanza di
fisiologia, e questo a tutto vantaggio nell’intimità che sgorga proprio come
da la “fontana del riso”.

