Page 199 - Lanzarotto Malocello dall'Italia alle Canarie
P. 199
dall’Italia alle Canarie 199
studio del mare, conoscenza dei territori, resoconti delle zone ancora poco
conosciute. Purtroppo ogni riferimento a tale impresa è minimo e quanto
resta di quella spedizione è poco più d’una nota di Plinio nella sua Storia
Naturale.
Di nomi che compaiono nell’Antico universo ne abbiamo molti e tra
questi v’è anche quello di Eudosso di Cizico, ovvero uno dei più gran-
di matematici dell’Antichità. Proprio a Eudosso dobbiamo il Metodo di
esaustione, ovvero uno studio per calcolare superfici e volumi di solidi;
e ancora la Teoria degli elementi, la formula per trovare il volume di una
piramide e altre dimostrazioni matematiche che sarà poi enunciata nel V
libro degli Elementi di Euclide. Inoltre, a Eudosso dobbiamo altre opere,
Fenomeni delle stelle e Sulla velocità delle sfere omocentriche.
Dei viaggi atlantici di Eudosso di Cizico ne parla il geografo Stradone
il quale si rifà a Posidonio di Apamea, filosofo stoico che visse dal 135
circa al 51 avanti Cristo. Costui fondò una scuola a Rodi e fu un viaggia-
tore instancabile del Mediterraneo arrivando fino in Gallia e in Spagna, a
Cadice. Soggiornò diverse volte a Roma. Della sua vasta produzione non
restano che 23 titoli di opere e alcuni frammenti. Aveva scritto, tra l’altro,
le Storie in 52 libri.
Che Eudosso possa aver avvistato, “sfiorato” per così dire, le isole Cana-
rie è probabile e questo a seguito di un viaggio causato da un ritrovamento
fortuito. Sulla costa somala, infatti, Eudosso s’imbatté in una scultura di
prua, fatta di legno; essa era a forma di protome equina ed era appartenuta
ad una imbarcazione che era giunta in quei luoghi con una traiettoria ini-
ziata ad Occidente. In Egitto seppe da armatori di navi mercantili che quel-
la scultura apparteneva senza dubbio ad una imbarcazione proveniente da
Cadice. Importanza dunque di quella città nel racconto fatto a Eudosso.
Inoltre emergevano particolari curiosi e precisamente si narrava che da
Cadice prendevano il mare diversi tipi di navi, naturalmente per i ricchi e
per coloro che invece erano di più modesta condizione. Quest’ultimi ar-
mavano imbarcazioni chiamate hippoi, vale a dire cavalli, proprio come
quella scultura ritrovata, una protome equina infatti.
Con tali imbarcazioni questi uomini di modesta condizione si spinge-
vano per pescare fino alle coste maritane, e come punto di riferimento ave-
vano il fiume Lixus. Quella protome equina rinvenuta da Eudosso era di
una imbarcazione che probabilmente s’era persa spingendosi oltre il fiume
Lixus, vale a dire più a sud.
S’avvenne ad una interpretazione da parte di Eudosso, e dunque ad un

