Page 23 - Lanzarotto Malocello from Italy to the Canary Islands
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               alle influenze della vicinissima Africa, ma anche dei Caraibi e del Sudame-
               rica, di cui le Canarie sono sempre state un favorevole cavalcavia, fin dalle
               scoperte di Cristoforo Colombo.
                  In ragione dell’avvicinarsi dell’anno 2012, ricorrenza dell’importante
               impresa alla quale la pubblicazione rende una dignità storico-geografica
               al pari degli epocali viaggi di Marco Polo, Vasco de Gama e Cristoforo
               Colombo, è da accogliere con vivo compiacimento la ricerca presentata
               dall’Avvocato Licata,  che omaggia  con appassionante sapore letterario
               e doviziosa accuratezza il trionfante progetto di un connazionale, spesso
               sconosciuto alla maggioranza, l’ardore di uno dei pionieri di nuove civiltà
               e l’eco di un viaggio in terre straordinarie tali da avere risonanze colte e
               dare ispirazione al grande Giovanni Boccaccio per l’elaborazione di una
               piccola opera letteraria in latino dedicata alle isole nuovamente riscoperte,
               già Insulae Fortunatae in epoca classica.
                  Il  De  Canaria  et  insulis  reliquis  ultra  hispaniam  noviter  repertis di
               Boccaccio  introduce  alla  conoscenza  dei  Guanci,  pacifica  popolazione
               parlante lingue differenti a seconda dell’isola di appartenenza e incom-
               prensibili tra di loro, ignari delle tecniche di navigazione, nudi, salvo per
               una vestina di palma, con l’eccezione dei capi, che si ricoprivano di pelle
               caprina tinta di giallo e rosso e cucita con budella. Avevano lunghi capelli
               biondi. Conoscevano l’allevamento di capre, pecore e cinghiali e l’agri-
               coltura, la coltivazione di frutta, fichi, ortaggi e legumi, frumento, orzo e
               biade da cui ricavavano farina che però consumavano sciolta nell’acqua,
               non conoscendo il pane.
                  Prima che Lanzarotto Malocello trasportasse nelle Canarie i fondamen-
               ti  della politica mercantile della sua città ma anche i valori e principi
               di humanitas della sua anima di navigatore, la sua ansia di marinaio e il
               forte spirito di avventura che lo contraddistingueva, piuttosto che la mera
               potenza dell’oppressore e la crudeltà del conquistatore, resta il fatto che
               già i Fenici e Cartaginesi conoscessero l’arcipelago delle Canarie ma il
               mondo classico ne aveva, in generale, approssimativa cognizione. Gli auc-
               tores classici Plinio il Vecchio e Claudio Tolomeo ci forniscono sommarie
               notizie sulle Isole in questione, come la derivazione dal latino canis della
               loro non chiara denominazione collegata con la presenza in loco di un gran
               numero di cani, nonché informazioni relative all’identificazione delle Ca-
               narie con la terra di origine del mito greco del Giardino delle tre Esperidi,
               figlie del titano Atlante e custodi del celebre albero dai pomi d’oro.
                  In conclusione, desidero porre l’accento sul significato dell’ambizioso
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