Page 36 - Le Arti Marziali nel mondo Militare
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            nella cultura occidentale è tuttavia ben più antico, se ne ha traccia ad esempio già

            in un manuale inglese di scherma del 1639, che usava i termini “scienza e arte” in

            riferimento al duello di spade, e riconduceva il secondo al latino ars Martialis, “arte
            di Marte”, dio romano della guerra.
            Oggi l’interesse e lo studio delle arti marziali hanno molteplici ragioni: certamente

            per ottenere abilità di combattimento, ma anche per autodifesa, per sport, per

            salute fisica e come forma di educazione fisica, per migliorare l’autocontrollo, la
            meditazione, la responsabilizzazione sull’uso della forza, per acquisire confidenza
            con il proprio corpo, la sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri

            limiti (in tal senso si prenda ad esempio il Taiso praticato in Cina e Giappone). In

            molti casi si tratta di arti “tradizionali” – o perlomeno considerate tali – legate a
            specifici contesti etnici, religiosi o culturali, in altri, di più moderni sistemi con
            propri statuti e regolamenti riconducibili a una determinata figura fondatrice o

            associazione (“scuola”).

            La complessa storia di ogni arte marziale è solitamente riconducibile a originarie
            comunità  aventi  necessità  di  difendersi  da  insediamenti  limitrofi:  divenute
            obsolete nel tempo – soprattutto con l’avvento delle armi da fuoco – ci sarebbero

            tuttavia giunte conservandosi come pratiche culturali, oltre che marziali, collegate

            a determinate aree del mondo e sopravvissute con funzioni di allenamento fisico
            e mentale, sia in ambito puramente sportivo che in quello dell’addestramento
            militare.
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