Page 91 - Ventimila anni sotto i mari - L'epopea dell'uomo nel continente azzurro
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PARTE SESTA
LA CAMPANA DI ETÀ RINASCIMENTALE
6.1. Le navi di Nemi I grandi scafi, ormai privi di sovrastrutture, imitavano
forse delle zattere sulle quali erano costruiti alcuni edifici, a
Dopo l'epopea di Alessandro Magno, di campane su- similitudine delle mitiche dimore orientali, in piena armo-
bacquee non si rintraccia più alcuna menzione, silenzio nia con lo spirito dell'imperatore amante di tutto ciò che
che lascia motivatamente propendere per il suo completo fosse abitualmente reputato impossibile ed estroso. Le navi,
abbandono. Del resto confortano tale ipotesi le tantissime recuperare tra il 1928 ed il 1932 abbassando il livello del
e ingenue raffigurazioni miniate medievali della mitica im- lago, per quanto allora fu possibile constatare erano lunghe
mersione, sia occidentali che orientali, che mai tramanda-
no qualcosa neppure vagamente somigliante a quella che Nella pagina a fianco: illustrazione tratta dall'opera di Athanasius
avrebbe potuto essere una vera campana. Sarà soltanto Kircher, relativa ad uno dei tentativi di recupero delle navi di Nemi.
dopo l'affermarsi dell'umanesimo che la campana troverà Herzog August Bibliothek, Wolfenbiittel, 1671.
Sotto: ricostruzione artistica di una delle navi di Nemi.
nuovi sostenitori, soprattutto, dopo il diffondersi dei testi
classici attraverso la stampa. Pertanto, al di là delle varie
narrazioni fantastiche, l'attività dei sommozzatori, in ap-
nea o con l'impiego di piccole campane subacquee o in-
dividuali, trova conferma verso la fine del Medioevo nei
taccuini dei coevi ingegneri da Kieser a Mariano di J acopo,
da Valturio a Leonardo da Vinci, confortati non di rado da
esperienze pratiche. Di quelle pionieristiche e azzardate
immersioni un posto di assoluta preminenza spetta a quel-
le finalizzate all'individuazione, ricognizione e tentativo di
recupero delle navi di Nemi. Ad avviarle, intorno alla metà
del XV secolo, un protagonista, già mitico architetto ma
neofita palombaro, Leon Battista Alberti la cui avventura
ci è pervenuta grazie a un cronista altrettanto famoso, il
grande umanista Flavio Biondo.
L'evento per alcuni aspetti fu una conseguenza del trat-
tato De re edificatoria dello stesso Alberti, nel quale l'au-
tore avendo descritto anche le macchine per sollevare i
mastodontici elementi architettonici a notevole altezza, si
era così accreditato un'ampia rinomanza nel settore dell'in-
nalzamento di ingentissimi carichi. In base a tale supposta
competenza il cardinale Prospero Colonna gli affidò, nel
1441, la ciclopica impresa di far riemergere, sollevandole
dal fondo sabbioso presso la riva del lago di Nemi, le due
navi di Caligola affondate in epoca antica imprecisata.
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