Page 50 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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non era questo massiccio quadrato di mura d’inusitato spesso
re, fatto più per sostenere una torre in altezza che un edificio
in estensione; e se torre era non poté, in vista del porto, essere
altro che la torre del Faro, posta in luogo dominante visibile
dai due versanti e deliberatamente contrapposta all’altra torre
del Faro che Tiberio fece costruire sul promontorio orientale
di Capri, all’ingresso di Villa Jovis, sua residenza prediletta,
sì che servisse di faro ai naviganti e di specola di segnalazioni
e di messaggi da lanciare e da raccogliere con le fumate di
giorno e con le fiammate di notte.
Le due torri dei Fari di Capri e di Miseno formavano dun
que il sistema di collegamento fra le estremità del golfo di
Napoli; necessaria garanzia per un imperatore che governò
Roma e l’impero da Capri e per il quale la flotta misenate
rappresentava, oltre tutto, l’arma più sicura di cui poteva
servirsi. Gli storici moderni che molto si preoccupano di ac
cusare o di scagionare Tiberio del suo volontario esilio a Ca
pri, possono trovare in questo rudere la spiegazione di come
funzionassero i servizi delle cancelleria imperiale fra l’isola
e la costa...” .
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Grazie alle numerose raffigurazioni pervenuteci di fari
di epoca romana è possibile stimare, in funzione del loro
lato di base, tanto l’altezza del primo livello quanto quel-
la del secondo e dell’eventuale lanterna. Nella fattispecie
avremmo un edificio di circa 90 m, ovvero 40+40+10, che
provvedimento va ricondotto ad una sopraelevazione. Del sommandosi alla quota d’ impianto, nel I secolo di almeno
resto anche i quattro piccoli volumi parallelepipedi inne- 50 m, porterebbe la fiamma a svettare a quasi 140 m sul
stati agli spigoli del corpo centrale, quasi certamente, nella livello del mare. Dando per scontate le affermazioni de-
stessa circostanza, appaiono destinati sempre ad accresce-
re la stabilità complessiva della costruzione, sebbene al- 26 Da a. Maiuri, Passeggiate Campane, Firenze 1950, pp. 45-46.
cuni studiosi la reputino semplicemente
una villa panoramica, come sembrereb-
bero confermare rinvenimenti limitrofi
di frammenti di sculture .
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Non sarebbe, però, tanto azzardato
immaginare che intorno ad una specola
vi fosse pure un’ala residenziale destinata
al personale di servizio. Osservava, infat-
ti, il Maiuri che: “villa romana certamente
25 Cfr. L. a. SCatozza, Le sculture del vallone di
Punta Pennata (Bacoli), Napoli 1976, pp.43-44.
In alto: rilievo dei ruderi del faro di Miseno trat
ti dal Belloch: le diverse colorazioni evidenziano
due distinte fasi di costruzione.
A fianco: l’ubicazione del faro di Miseno su uno
stralcio di foto satellitare.
Nella pagina a fianco: ipotesi ricostruttiva del faro
di Miseno.
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