Page 13 - A scuola sul mare - Navi Asilo e Grande Guerra nei documenti dell'Ufficio Storico della Marina Militare
P. 13

A Scuola sul Mare.qxp_Layout 1  21/03/18  08:34  Pagina 9








                                                                                                                              V




                                                              INTRODUZIONE














                             ià in un’opera precedente gli Autori avevano dedicato un capitolo alle navi radiate per vetustà dalla flotta e
                             destinate dalla Marina ad “accogliere trovatelli, orfani, figli di pescatori morti in guerra o in mare a seguito
                      Gdi naufragio e giovani carcerati che avevano bisogno di un’educazione”. Furono queste le navi-asilo che, an-
                      corate nelle città di mare italiane, accolsero ragazzi e bambini, togliendoli dalla strada e dai suoi pericoli, per edu-
                      carli alla cultura del mare. Non vi furono così in Italia, neanche come conseguenza di situazioni particolarmente
                      disperate, quei ninos da rua che senza interventi si sarebbero potuti produrre. Sottratti alla fame ed al rischio dello
                      sfruttamento criminale, a bordo di quelle vecchie unità i minori conoscevano il senso della comunità  e anche quelli
                      – non molti, perché la maggior parte non avevano mai goduto di un contesto familiare – che non potevano ritro-
                      vare le loro famiglie perdute potevano salvarsi dai pericoli esterni e dalla condizione di solitudine entrando a far parte
                      di una piccola società, o grande famiglia, che sulle navi garantiva loro protezione, istruzione e prospettive di futuro.

                      A favore degli orfani della gente di mare vi erano stati, nel passato, non rari casi di interventi pubblici diretti solo a
                      loro – condizione dirimente era l’origine marinara – e imperniati su orfanotrofi siti in edifici di terra, anche se pros-
                      simi al mare (1); in quegli interventi pubblici si poteva riconoscere, accanto al motivo sociale, anche un interesse
                      dello Stato ad alimentare per l’avvenire un afflusso di marinai. Il solo vero precedente dell’esperienza italiana ve-
                      niva non a caso dal Regno Unito, dove le training ships della Royal Navy avevano accolto, addestrato e istruito ragazzi
                      sbandati, il cui naturale sbocco lavorativo era la Marina militare o quella mercantile. Il Ganges, già nave ammiraglia
                      della stazione navale britannica di Valparaiso, fu convertita in training ship e impiegata nel nuovo servizio dal 1865,
                      ospitando ragazzi sbandati a Mylor Harbour, vicino Falmouth. L’esito positivo dell’esperimento ne indusse la re-
                      plica e la moltiplicazione. In Italia le navi-asilo, decollate durante la guerra di Libia e patrocinate da Thaòn di Revél
                      che da Capo di S.M. le avrebbe particolarmente incentivate, realizzavano il vaticinio dannunziano che voleva sulle
                      navi la Patria.

                      Gli ospiti-membri di queste comunità galleggianti – che non avevano alle spalle un racconto di vita che valesse la
                      pena salvare, ma storie di sofferenza e di miseria quando non di male e di sopraffazione – trovavano a bordo dav-
                      vero una vita nuova. Nella 95ª lettera morale a Lucilio, Seneca scrive che “spesso ciò che viene dato è poca cosa,
                      mentre è grande quel che ne consegue” (2) e quando si confronta il non grande sacrificio che comportò la rinun-
                      cia a demolire vecchie unità inservibili per continuare a usarle accogliendovi bambini e ragazzi, è dei riflessi del-
                      l’operazione su queste persone che bisogna far conto per giudicare. La garanzia di una crescita in ambiente sano
                      per soggetti la cui debolezza era purtroppo estrema a causa dell’età, della povertà e della solitudine, assunse dav-
                      vero il valore di un salvataggio. E mano a mano che dal soddisfacimento delle necessità più elementari di alloggio
                      e di mantenimento i piccoli ospiti diventarono allievi e attraverso l’istruzione morale e professionale acquisirono
                      una capacità autonoma di vivere da membri normali della società, si aprirono per loro prospettive nuove e inso-
                      spettati orizzonti. Così i piccoli abbandonati conobbero sogni destinati ad inverarsi: prima, tra le macerie di case
                      crollate o in angoli oscuri e pericolosi delle città c’era posto solo per incubi e per paure. La vita nella casa sul mare
                      consentì invece il graduale recupero delle ricchezze interiori di ciascuno e ne fortificò la libera volontà, consentendo
                      alla personalità di ciascuno di svilupparsi.
   8   9   10   11   12   13   14   15   16   17   18