Page 153 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 153

142                                                         LUIGI POLI


                    Ciò portò vantaggi  non solo  nel  campo pratico  perché,  alla  fine  della
                guerra, almeno l'Esercito era ben armato, ma anche fece  ridurre i tempi di
                operatività  dell'occupazione  militare  alleata  (AMG)  ed  accelerò  la  restitu-
                zione della piena sovranità all'Italia e dei tempi di ingresso nella NATO.
                    Cercherò, quindi, anche per dimostrare questa tesi, di illustrare e valu-
                tare le tappe successive ed essenziali di questo iter a preludio della pace e di
                valutare  le  clausole  militari  più  importanti  ed  il  loro  evolversi  nel  tempo,
                lasciando spazio, per illustrare i problemi di ogni singola Forza Armata, ai
                rispettivi Capi degli Uffici storici.


                Le tappe essenziali dei negoziati
                    Protagonisti, nel bene e nel male, del primo tratto del percorso italiano
               verso il trattato di pace, furono il Re e Badoglio.
                    È bene attingere quindi alle loro testimonianze dirette per avere un qua-
                dro, anche se confuso, della situazione, già confusa di per sé.
                   Badoglio  scrive  nel  suo  diario  che  nel  colloquio  che  ebbe  con  il  Re,
                quando venne incaricato di assumere la presidenza del governo ''fu convenu-
               to che data la nostra precaria situazione, non sarebbe stato possibile dichiarare che
               l'Italia si ritirava dalla lotta", e ribadisce più avanti, con la più assoluta con-
               vinzione, che "una dichiarazione da parte dell'Italia di cessazione delle ostilità
               non avrebbe potuto avere altro risultato che una presa di potere ed una occupa-
               zione immediata di tutto il paese da parte delle forze tedesche." Ed io soggiun-
               go  con  convinzione:  sarebbe  inevitabilmente  seguita  la  creazione  di  un
               governo nazi-fascista, la deportazione in massa in Germania dei quadri delle
               Forze Armate italiane e l'inquadramento della truppa in  reparti lavoratori,
               con nessuna reazione da parte degli alleati se  non quella di  massicci bom-
               bardamenti aerei. Il possesso della penisola italiana infatti, se era vitale per i
               tedeschi per tenere lontano il  fronte dalla Germania, interessava meno agli
               Alleati perché la guerra nel cuore della Germania, come in realtà avvenne,
                intendevano portarla dalla Francia.
                   La  strategia  mediterranea  alleata,  almeno  in  un primo tempo,  con  lo
                sbarco ed occupazione della Sicilia, intendeva proteggere le vie di comunica-
                zione marittime e di rifornimento nel Mediterraneo sia da terra che dall'aria.
                Solo  in  un  secondo  tempo,  nel  1944,  dopo  i  risultati  brillanti  delle  prime
                azioni, gli obiettivi strategici militari si ampliarono e divennero più ambizio-
                si,  anche se,  pur sempre, limitati, fermo  restando il  principio di base che la
               guerra doveva  essere  portata nel cuore dell'Europa  dalla  Francia;  la  Cam-
               pagna  d'Italia  doveva  limitarsi  a  concorrere  al  conseguimento  di  questo
   148   149   150   151   152   153   154   155   156   157   158