Page 153 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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Ciò portò vantaggi non solo nel campo pratico perché, alla fine della
guerra, almeno l'Esercito era ben armato, ma anche fece ridurre i tempi di
operatività dell'occupazione militare alleata (AMG) ed accelerò la restitu-
zione della piena sovranità all'Italia e dei tempi di ingresso nella NATO.
Cercherò, quindi, anche per dimostrare questa tesi, di illustrare e valu-
tare le tappe successive ed essenziali di questo iter a preludio della pace e di
valutare le clausole militari più importanti ed il loro evolversi nel tempo,
lasciando spazio, per illustrare i problemi di ogni singola Forza Armata, ai
rispettivi Capi degli Uffici storici.
Le tappe essenziali dei negoziati
Protagonisti, nel bene e nel male, del primo tratto del percorso italiano
verso il trattato di pace, furono il Re e Badoglio.
È bene attingere quindi alle loro testimonianze dirette per avere un qua-
dro, anche se confuso, della situazione, già confusa di per sé.
Badoglio scrive nel suo diario che nel colloquio che ebbe con il Re,
quando venne incaricato di assumere la presidenza del governo ''fu convenu-
to che data la nostra precaria situazione, non sarebbe stato possibile dichiarare che
l'Italia si ritirava dalla lotta", e ribadisce più avanti, con la più assoluta con-
vinzione, che "una dichiarazione da parte dell'Italia di cessazione delle ostilità
non avrebbe potuto avere altro risultato che una presa di potere ed una occupa-
zione immediata di tutto il paese da parte delle forze tedesche." Ed io soggiun-
go con convinzione: sarebbe inevitabilmente seguita la creazione di un
governo nazi-fascista, la deportazione in massa in Germania dei quadri delle
Forze Armate italiane e l'inquadramento della truppa in reparti lavoratori,
con nessuna reazione da parte degli alleati se non quella di massicci bom-
bardamenti aerei. Il possesso della penisola italiana infatti, se era vitale per i
tedeschi per tenere lontano il fronte dalla Germania, interessava meno agli
Alleati perché la guerra nel cuore della Germania, come in realtà avvenne,
intendevano portarla dalla Francia.
La strategia mediterranea alleata, almeno in un primo tempo, con lo
sbarco ed occupazione della Sicilia, intendeva proteggere le vie di comunica-
zione marittime e di rifornimento nel Mediterraneo sia da terra che dall'aria.
Solo in un secondo tempo, nel 1944, dopo i risultati brillanti delle prime
azioni, gli obiettivi strategici militari si ampliarono e divennero più ambizio-
si, anche se, pur sempre, limitati, fermo restando il principio di base che la
guerra doveva essere portata nel cuore dell'Europa dalla Francia; la Cam-
pagna d'Italia doveva limitarsi a concorrere al conseguimento di questo

