Page 154 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LE CONSEGUENZE MILITARI DEL TRATTATO J)J PACE                     143


          obiettivo, sia  impegnando in una guerra di  logoramento il  maggior quanti-
          tativo possibile di forze germaniche, sia  fornendo la disponibilità agli alleati
          di aeroporti per condurre attacchi aerei nel centro Europa. Quindi, guerra di
          logoramento e di limitata conquista territoriale.
              Ciò giustifica i successivi sbarchi nel centrosud, a Salerno ed Anzio, e le
          logoranti  soste  a  ridosso  della linea  Gustav  a  Cassino e  della linea  Gotica  a
          Bologna. Ciò giustifica anche, a fine  1944, l'armamento, l'equipaggiamento
          con  materiali  inglesi  del  nostro  Esercito,  e  l'impegno  finale  dei  cinque
          Gruppi di Combattimento italiani per rendere disponibili altrettante divisio-
          ni alleate da inviare in Francia.
              Nell'agosto-settembre  '43,  quindi,  per tentare  di  evitare  una  micidiale
          deportazione dei  nostri soldati e  nel contempo cercare di  salvaguardare l'i-
          dentità  nazionale,  non  restava  che  guadagnare tempo percorrendo  una via
           più tortuosa: quella delle ambiguità politiche, della "guerra continua" prima
          e poi del "reagire contro chiunque ci attaccasse".
              Ma,  intendiamo bene,  ambiguità  politica  non  ha voluto  dire  disonore
           militare e i nostri soldati, anche se  messi in difficilissime situazioni, si com-
           portarono  in  molti  casi  con  lealtà  e  valore:  a  Roma,  Porta  San  Paolo  e
           Monterosi, a Cetàlonia, Lero, Corfù, in Corsica, e in Jugoslavia, dove mori-
           rono combattendo contro i tedeschi, in quel tragico settembre '43.
               I risultati di questa politica ambigua furono tragici, ma altrettanto tragi-
           ci sarebbero stati, nella situazione in cui ci  trovavamo, i risultati di decisioni
           politiche più drastiche e lineari "Non  voglio fare sempre l'avvocato difensore
          della  mia famiglia.  Io  amo pensare più  al Re di  Peschiera  che  di  Pescara  ma
           intendiamoci: a Peschiera Vittorio Emanuele III ha salvato l'Italia, a Pescara ha
           cercato di salvare i Ministri e il governo  nella prospettiva di riscattare l'Italia"
           (Amedeo di Savoia, Duca d'Aosta in una intervista a un giornale rilasciata
           1'8 settembre '96).
               "Lunica realtà inevitabile fu  la resa senza condizioni agli Anglo-america-
           ni e il conseguente olocausto di  italiani; e così avvenne. "L8  settembre abbia-
           mo  toccato  inevitabilmente  il  fondo.  Abbiamo  tentato  invano  di  ottenere
           dagli Alleati un armistizio onorevole, ma firmammo solo, sia a Cassibile che
           a Malta, una resa senza condizioni.
               Quali possibilità ci restavano a quel punto? Nessuna. E  così sacrificam-
           mo invano: onore, identità nazionale e la vita stessa di tanti combattenti.
               Ma,  toccato  il  fondo  e  chiarite tragicamente  le  reciproche  posizioni di
           vincitori c vinti, qualche successo lo  ottenemmo grazie alla determinatezza
           del  Re  e  di  Badoglio  nel  negoziare  subito,  fin  dall'ottobre  '43,  il  problema
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