Page 159 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                •  l'obbligo di versare tutto il  materiale eccedente le necessità della forza alle
                  armr;
                •  il provvedere alle spese attinenti al  rimpatrio dei prigionieri di guerra.
                    Per gli addetti ai lavori tali clausole di fàtto rendevano vana l'esistenza di
                un Esercito inteso nella sua accezione più ampia ed erano ancor più mal sop-
                portate in quanto facevano parte di un trattato di pace che dopo ben quattro
                anni dall'armistizio ancora riportava la dizione di ARRESI SENZA CON-
                DIZIONE e che riprendeva quasi interamente le condizioni armistiziali fir-
                mate il  29  settembre  1943 ( 2 )  che  non corrispondevano a  quelle sottoscritte
                solo 23 giorni prima. ( 3 )
                    Per  poter  però  esaminare  l'Esercito  del  trattato  di  pace,  è  necessario
                effettuare  una  breve  carrellata  degli  avvenimenti  ordinativi  che  avevano
                caratterizzato la Forza Armata negli anni immediatamente precedenti.
                    Si deve infatti partire dall'8 maggio 1945 quando l'Esercito era composto
                da 320 000 uomini posti sotto comando italiano, statunitense e britannico. ( 4 )
                    Le condizioni armistiziali e soprattutto gli intendimenti della Missione
                Militare  Alleata  puntavano  alla  costituzione  di  un  Esercito  interamente
                equipaggiato dagli alleati e basato su di una limitata forza di militari a lunga
                ferma.
                    Il Gen. Browning- capo della Missione Militare Alleata- pensava, infat-
                ti,  che l'Esercito italiano dovesse essere grande ed efficiente quanto bastava
                per la difesa  delle  frontiere  ed il  mantenimento dell'ordine pubblico e,  nel
                contempo,  essere  limitato  e  sottoposto  al  controllo  ma  in  grado  di  venire
                potenziato e di schierarsi - se  richiesto - a fianco delle truppe alleate in una
                guerra futura.
                    Ciò  implicava  un  Esercito  basato  su  di  una  limitata  forza  di  militari
                volontari a lunga ferma per evitare che l'Italia potesse disporre, facendo ricor-
                so  alla leva obbligatoria, di  una consistente aliquota di riserve istruite facil-
                mente mobilitabili.
                    Non và  però dimenticato che sussistevano due motivazioni contingenti
                che orientarono diversamente le scelte: il  mantenimento dell'ordine pubbli-
                co e la tensione con la Jugoslavia accresciutasi nel maggio -giugno 1945.
                    Si manifestava, pertanto, la necessità - nell'attesa del trattato di pace - di
                dar vita ad un Esercito di transizione posto sotto comando italiano ed equi-
                paggiato ed addestrato dagli alleati stante la  prostrazione in cui si  trovava il
                Paese dopo la guerra.
                    La costituzione dell'Esercito di  transizione e  l'assunzione di  comando
                italiano venivano  fissate  alla  mezzanotte  del  14  novembre  1945  e  la  stessa
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