Page 164 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'ESERCITO DEL TRATTATO DI PACE 153
Neppure il nuovo Parlamento si interessò alle questioni militari contra-
riamente a quanto era avvenuto nel periodo compreso tra il 1860 e la prima
guerra mondiale quando il reclutamento, la durata della ferma, gli avanza-
menti, il trattamento economico, la politica militare e l'organizzazione della
difesa costituivano motivo di ampia disamina parlamentare.
Si giunse così, con aggiustamenti successivi, determinati da condizioni
del momento, da esigenze interne via via differenziate e da condiziona-
menti di bilancio, ad un ordinamento che, completato nel 1948, era basato
su una componente:
• operativa, costituita da cinque Divisioni di fanteria binarie, due Divisioni
di fanteria ternarie, una Brigata corazzata, nove Reggimenti di fanteria
autonomi, tre Reggimenti alpini, un Reggimento bersaglieri, due Gruppi
di artiglieria da montagna, due Gruppi di artiglieria pesante campale, due
Gruppi di artiglieria contraerei pesanti ed un Gruppo di artiglieria misto;
• tem'toriale, incentrata su undici Comandi Militari Territoriali e su novan-
tacinque Distretti militari, otto compagnie artieri, nove compagnie colle-
gamenti, settantadue depositi di reggimento e di C.A.R., ventitre ospedali,
un Tribunale militare supremo, dodici tribunali militari territoriali, quat-
tro autogruppi, undici autoreparti;
• scolastica, costituita dal corso di Stato Maggiore, dalla Scuola di coopera-
zione delle Varie Armi, dall'Accademia, da sedici Scuole (AUC, ASCe di
specializzazione), da undici C.A.R., da cinque Centri di addestramento
avanzato e dall'Istituto Geografico Militare.
Tale ordinamento faceva sì che l'Esercito non fosse una Forza Armata
operativa ricostruita e ammodernata adeguatamente, né completa di
comandi tattici funzionali e di unità dotate di mezzi di fuoco e di mobilità
necessari ad un moderno scenario convenzionale, come si era delineato al
termine del secondo conflitto mondiale, ma era uno strumento suscettibile
di divenire in breve tempo uno strumento operativo credibile purché vi
fosse stata la volontà politica di renderlo tale, esaltandone il ruolo di garan-
te del nuovo ordine costituzionale ed assegnandogli le risorse finanziarie
necessane.
Un problema, quello del rapporto tra credibilità e risorse, che a distanza
di cinquanta anni si ripete. Non a caso, infatti, ancora oggi si discute della
Riforma dei Vertici, del Nuovo Modello di Difesa, dell'inserimento di volon-
tari a lunga ferma e di arruolamento femminile, conseguenze dirette del
ruolo che si vorrebbe assegnare alle Forze Armate e delle risorse finanziarie
ad esse destinate.

