Page 169 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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158 MARIO BURACCHIA
Furono così gettate le premesse per modifiche territoriali a favore della
Jugoslavia e l'autonomia nei confronti dei Senussi della Cirenaica, e risultò
naturale che l'Italia fosse privata dell'Impero e ridotta ai confini ed alla fun-
zione che il paese aveva svolto subito dopo l'Unificazione.
Ma ripartiamo dall'accordo Cunningham-de Courten raggiunto a
Taranto sull'incrociatore britannico Eu1yalus il 23 settembre 1943. Di tale
documento vanno evidenziati due paragrafi dell'art. l che condizioneranno
tutto il comportamento dei vertici della Marina nel corso del processo di ela-
borazione delle clausole del trattato di pace. In particolare il paragrafo "c"
conteneva un punto che alimentò, sia nel periodo della cobelligeranza sia in
quello delle trattative, le illusioni italiane e che così recitava: "Ciò avverrà senza
pregiudizi ai negoziati che potranno successivamente avere luogo fra i governi in
relazione alle sostituzioni di naviglio perduto dalle Nazioni alleate in seguito ad
azione italiana". Lasciava intendere che i danni di guerra, relativamente alle
unità navali, sarebbero stati regolati su base bilaterale tra i governi interessati.
Per quanto riguarda il paragrafo "e", dove veniva detto: "Deve essere chia-
ramente compreso che il limite a cui i termini dell'armistizio vengono modifica-
ti, per permettere gli arrangiamenti sopraddetti e seguenti, dipende dall'estensio-
ne ed efficacia della cooperazione italiana" esso era stato interpretato molto
positivamente perché, citando de Courten, "si veniva a stabilire un nesso con il
documento di Quebec e si riconosceva trattarsi di una già avvenuta modifica del
protocollo di armistizio". Latmosfera cordiale del colloquio sull'Euryalus e la
deduzione che gli Alleati avessero davvero bisogno della nostra Marina e ne
valutassero concretamente le potenzialità sembravano poi una premessa "ad
una più larga cooperazione e di un generoso riconoscimento di essa negli ulterio-
ri sviluppi militari e politici".
I termini di questo accordo furono però variati subito dopo con un
emendamento dell7 novembre che diceva: "È inteso e concordato che le dispo-
sizioni del presente accordo relativo ad immediato impiego e disposizione delle
navi da guerra e mercantili italiane non alterano il diritto delle Nazioni Unite
di prendere quelle altre disposizioni relative a tutte o parte delle navi italiane che
esse considerino opportune. Le loro decisioni a questo riguardo saranno notifica-
te di volta in volta al Governo italiano". Questo significava che gli Alleati, uni-
lateralmente, avrebbero potuto non osservare l'accordo nei riguardi delle
navi italiane, quando e come lo avessero ritenuto opportuno. :Lammiraglio
de Courten, il Gentleman's Agreement con l'ammiraglio Cunningham, cercò di
opporsi alla sua firma con tutte le forze, minacciò le dimissioni e tentò anche
di articolare delle controproposte. Tutto fu inutile e de Courten fu costretto a
firmare quello che definì l'imposizione di un sopruso, specificando che lo
faceva solamente in obbedienza agli ordini del Presidente del Consiglio.

