Page 169 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                 Furono  così  gettate  le  premesse  per  modifiche  territoriali  a  favore  della
                 Jugoslavia e l'autonomia nei confronti dei Senussi della Cirenaica, e risultò
                 naturale che l'Italia fosse  privata dell'Impero e ridotta ai  confini ed alla fun-
                 zione che il  paese aveva svolto subito dopo l'Unificazione.
                     Ma  ripartiamo  dall'accordo  Cunningham-de  Courten  raggiunto  a
                 Taranto  sull'incrociatore  britannico  Eu1yalus  il  23  settembre  1943.  Di  tale
                 documento vanno evidenziati due paragrafi  dell'art.  l  che condizioneranno
                 tutto il  comportamento dei vertici della Marina nel corso del processo di ela-
                 borazione  delle  clausole  del  trattato  di  pace.  In  particolare  il  paragrafo  "c"
                 conteneva un punto che alimentò, sia  nel periodo della cobelligeranza sia in
                 quello delle trattative, le illusioni italiane e che così recitava: "Ciò avverrà senza
                pregiudizi ai negoziati che potranno successivamente avere luogo fra  i governi in
                relazione alle sostituzioni di naviglio perduto dalle Nazioni alleate in seguito ad
                azione italiana".  Lasciava intendere che i  danni di  guerra,  relativamente  alle
                 unità navali, sarebbero stati regolati su base bilaterale tra i governi interessati.
                    Per quanto riguarda il paragrafo "e", dove veniva detto: "Deve essere chia-
                ramente compreso che il limite a cui i termini dell'armistizio vengono modifica-
                ti, per permettere gli arrangiamenti sopraddetti e seguenti,  dipende dall'estensio-
                ne  ed efficacia  della  cooperazione  italiana"  esso  era  stato  interpretato  molto
                 positivamente perché, citando de Courten, "si veniva a stabilire un nesso con il
                documento di Quebec e si riconosceva trattarsi di una già avvenuta modifica del
                protocollo di armistizio". Latmosfera cordiale del colloquio sull'Euryalus e la
                 deduzione che gli Alleati avessero davvero bisogno della nostra Marina e ne
                 valutassero concretamente le  potenzialità sembravano poi una premessa "ad
                una più larga cooperazione e di un generoso riconoscimento di essa negli ulterio-
                ri sviluppi militari e politici".
                     I  termini  di  questo  accordo  furono  però  variati  subito  dopo  con  un
                 emendamento dell7 novembre che diceva: "È inteso e concordato che le dispo-
                sizioni del presente accordo  relativo ad immediato impiego e disposizione delle
                navi da guerra e mercantili italiane non alterano il diritto delle Nazioni Unite
                di prendere quelle altre disposizioni relative a tutte o parte delle navi italiane che
                esse considerino opportune. Le loro decisioni a questo riguardo saranno notifica-
                te di volta in volta al Governo italiano". Questo significava che gli Alleati, uni-
                 lateralmente,  avrebbero  potuto  non  osservare  l'accordo  nei  riguardi  delle
                 navi italiane, quando e come lo avessero ritenuto opportuno. :Lammiraglio
                 de Courten, il Gentleman's Agreement con l'ammiraglio Cunningham, cercò di
                 opporsi alla sua firma con tutte le forze, minacciò le dimissioni e tentò anche
                 di articolare delle controproposte. Tutto fu  inutile e de Courten fu costretto a
                 firmare  quello  che definì  l'imposizione  di  un sopruso,  specificando che lo
                 faceva solamente in obbedienza agli ordini del Presidente del Consiglio.
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