Page 172 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA MARINA DEL TRATTATO DI PACE                                   161


         sarebbe stato il  trattato di pace con l'Italia. Dato che era stato assicurato che
         sarebbe stato possibile alla controparte esporre le proprie vedute, fu  costitui-
         ta  immediatamente  una  delegazione  italiana,  a  cui  il  capitano  di  vascello
         Ernesto  Giuriati  fu  aggregato  come  esperto  navale.  Ma  subito  dopo,  il  27
         aprile, scoppiò la bomba quando, da indiscrezioni apparse sulla stampa fran-
         cese, risultò che era stato iniziato l'esame delle limitazioni della flotta italia-
         na e  della  sorte  del  naviglio da guerra  eccedente  il  limite  fissato.  Secondo
         notizie non ufficiali, lasciate filtrare per rendere di dominio pubblico la noti-
         zia,  il  Consiglio dei  Ministri degli  Esteri aveva  deciso che  all'Italia  fossero
         lasciate 2 corazzate, 4 incrociatori, 4 cacciatorpediniere, 16 torpediniere e 20
         corvette e  che il  rimanente  naviglio  fosse  ripartito  tra  i Quattro Grandi e  i
         due stati balcanici, la Grecia e la Jugoslavia.
             La reazione dell'opinione pubblica italiana e della Marina in particola-
         re  fu  assai  forte.  Ad essa  si  aggiunse  la  fortissima,  personale  indignazione
         dell'ammiraglio  de  Courten  quando  venne  a  sapere  che  il  memorandum,
         preparato dallo Stato Maggiore della Marina, era stato distribuito alle dele-
         gazioni  alleate  solo  il  29  aprile  quando  tutte  le  decisioni  erano  ormai già
         state  prese.  La  prima  fase  della  Conferenza  di  Parigi  tra  i  Ministri  degli
         Esteri  si  era  chiusa  in  netto  passivo  per  l'Italia  e  la  situazione  appariva
         seriamente compromessa.  Non  sembrava  neppure vi  fossero  speranze che
         ulteriori pressioni italiane potessero ottenere modifiche alle  conclusioni di
         questa prima istruttoria.
             Nonostante la difficile situazione di partenza, l'ammiraglio De Courten,
         con la collaborazione e l'impegno dei maggiori esponenti della Marina e con
         a Parigi il comandante Giuriati che vi  sosteneva le  tesi italiane con una dif-
         ficilissima e meritoria attività diplomatica-militare, si dispose ad affrontare la
         sua ultima battaglia in difesa della Flotta. Fu un periodo di grande tensione,
         in cui alle delusioni ed alle contrarietà quotidiane, fu  opposta una irriduci-
         bile volontà di difesa. Non fu  lasciato alcunché di intentato per difendere gli
         interessi marittimi del Paese.
             Fu interessato il Presidente del Consiglio per sensibilizzarlo sul proble-
         ma  delle  frontiere  marittime  adriatiche  in  relazione  alle  nuove  ridotte
         dimensioni della Flotta e sulla base di una eventuale minaccia, proveniente
         da est, non tanto rappresentata dalle forze della Jugoslavia di Tito, quanto da
         quelle che l'Unione Sovietica aveva recentemente inviato nella base che aveva
         ottenuto  dall'Albania,  l'isola  di  Saseno.  Poco  dopo  fu  pubblicato  il  docu-
         mento "Osservazioni del Governo Italiano sulle clausole navali della bozza
         del trattato di pace" che contestava che una parte della flotta che aveva com-
         battuto sotto  la  propria  bandiera  fino  alla  fine  del  conflitto,  potesse  essere
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