Page 174 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA MARINA DEL TRAITATO DI PACE                                   163


         navali  dell'Adriatico  nella  fascia  costiera  della  profondità  di  15  chilometri
         compresa tra il confine francese e Sestri Levante. Inoltre era prevista la com-
         pleta  smilitarizzazione  dell'estuario  di  La  Maddalena  in  Sardegna,  di
         Pantelleria e delle isole Pelagie. E  inoltre l'eliminazione di tutte le  sistema-
         zioni logistiche  militari  in  Sicilia  ed  in  Sardegna e  il  divieto  di  realizzare,
         nelle  due  isole  maggiori,  nuove  infrastrutture  navali,  militari  ed  aeree,  e
         nuove  fortificazioni  permanenti, e  di  migliorare  o  ricostruire  od estendere
         quelle esistenti. Tale situazione, contrapposta alle possibilità offensive della
         Corsica e della Tunisia, implicava che gran parte della costa tirrenica e i mag-
         giori centri urbani avrebbero potuto essere soggetti ad attacchi dal mare, con-
         tro i quali poco o nulla avrebbero potuto le scarse unità lasciate alla Marina.
         La possibilità per la Marina di far fronte ad eventuali contemporanei attac-
         chi in Adriatico ed in Tirreno non era poi neppure da prendere in conside-
         razione e pertanto, come messo più volte in evidenza nei memorandum della
         Marina,  era del  tutto  infirmato  il  principio  di  autodifesa  cui  l'Italia,  come
         qualsiasi altro paese, aveva diritto per l'articolo 51  della Carta delle Nazioni
         Unite.
            A questa situazione territoriale di grave debolezza dovevano poi aggiun-
         gersi la rinuncia a Saseno, restituita all'Albania, la cessione del Dodecaneso
         smilitarizzato alla Grecia, la perdita di ogni diritto e titolo sui possedimenti
         territoriali in Africa, la  rinuncia ad ogni privilegio in Cina e ad ogni diritto
         connesso con lo  Statuto di Tangeri. Le clausole territoriali del progetto ela-
         borate dai quattro Ministri degli Esteri escludevano l'Italia da ogni prospet-
         tiva di respiro internazionale, secondo diritti acquisiti nel corso della storia,
         e sancivano una punizione dell'Italia che andava ben al di là del fascismo ed
         evidenziavano che il trattato costituiva anche l'occasione per la resa dei conti
         con l'espansionismo italiano dall'unità d'Italia in poi.
             Per quanto riguardava le navi e gli altri materiali bellici il progetto pre-
         vedeva che l'Italia non avrebbe potuto possedere, né costruire, né sperimen-
         tare armi atomiche, proiettili guidati o ad autopropulsione e i dispositivi per
         il  loro  lancio,  cannoni  con gittata superiore  a  30  chilometri,  siluri  e  mine
         marine funzionanti ad influenza, siluri con equipaggio, corazzate, navi por-
         taerei,  sommergibili  o  altre  unità  subacquee,  motosiluranti,  mezzi  navali
         d'assalto,  aeromobili  progettati  principalmente  come  bombardieri.  Questi
         divieti  non  colpivano  solamente  le  Forze Armate  ma  si  estendevano, ipso
        facto,  all'industria che non avrebbe potuto costruire, nemmeno per l'estero,
         nessuno dei mezzi e dei tipi di armi proibite. Le richieste avanzate dalla rap-
         presentanza  italiana  alla  successiva  Conferenza  di  Parigi,  perché  questi
         divieti fossero tolti o almeno attenuati, non vennero accolte. ( 2 )
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