Page 178 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 178

LA MARINA DEL TRATTATO DI PACE                                   167

             Se nulla era stato possibile ottenere sul piano numerico delle forze nava-
         li concesse agli Alleati, relativamente sia al numero che alla qualità del navi-
         glio, di  fondamentale importanza fu  la  decisione che le  navi da cedere non
         sarebbero  state  considerate  "bottino  di  guerra".  Le  navi  consegnate
         all'Unione Sovietica furono inserite nel conto delle riparazioni dei danni di
         guerra, mentre quelle cedute a Francia, Grecia e Jugoslavia furono conside-
         rate in sostituzione di naviglio perduto o requisito. Gli Stati Uniti e la Gran
         Bretagna poi  rinunciarono,  subito dopo  la  conclusione delle  procedure del
         trattato di pace, alla loro quota di navi, alla condizione che fossero demolite.
         Le trattative per il  regolamento della cessione delle unità navali si interseca-
         rono infine con quelle relative al  regolamento delle riparazioni con un esito
         finale  decisamente vantaggioso per la parte italiana. Infatti dopo la conclu-
         sione dei negoziati con l'Unione Sovietica, l'ambasciatore italiano a Mosca,
         Manlio Brosio telegrafò:  "Con  il suo contributo a quest'accordo,  in cui le navi
         hanno giocato il ruolo positivo e decisivo,  la Marina ci ha consentito di pagare le
         riparazioni con il minimo sacrificio possibile di mezzi e di dignità".



                                        NOTE

             (l) Giovanni Bernardi, La Marina, gli amzistizi e il trattato di pace, U.S.M.M., Roma, 1979.
             (2)  In appendice è riportato il  testo del Trattato di  Pace.
             (3)  Bernardi, cit., allegato 19, p.  '580- 587.
   173   174   175   176   177   178   179   180   181   182   183