Page 176 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA MARINA DEL TRATTATO DI PACE 165
rimasto in servizio all'Italia alla fine della guerra (371480 tonnellate, di cui
282 300 in navi da combattimento e 89 180 in navi ausiliarie), era lasciato
all'Italia in cifra tonda il 42% del tonnellaggio totale, il 40% di quello delle
unità combattenti ed il 47% delle unità ausiliarie. Le 113 034 tonnellate di
naviglio da combattimento, lasciate all'Italia erano però solo temporanee
perché comprensive delle 48 000 tonnellate delle due corazzate, Andrea Doria
e Caio Duilio, che non potevano essere rimpiazzate, quando radiate.
Un esame obiettivo di situazione, come ho già detto, portava alla con-
clusione che il complesso delle unità !asciatele non avrebbe consentito
all'Italia di far fronte alle sue necessità di difesa. Questa inidoneità derivava
da fattori sia quantitativi sia qualitativi. Sotto il profilo qualitativo vi era una
marcata disarmonia tra la consistenza dei vari tipi di unità, per la mancanza
di sommergibili e di motosiluranti e per la vetustà di molte delle unità che
non avevano ormai più alcun valore bellico. Le considerazioni sull'insuffi-
cienza qualitativa e quantitativa fatte per le unità combattenti valevano
anche per le navi ausiliarie dato che la gran parte del naviglio lasciato alla
Marina aveva superato i 30 anni e che quindi aveva perso ogni valore opera-
tivo. Le promesse americane di lasciare all'Italia le unità più moderne ed effi-
cienti di ogni categoria, in modo che la flotta risultasse un complesso di navi
omogeneo e operativamente valido, erano rimaste lettera morta!
L ammiraglio de Courten, ritirate le dimissioni, riprese instancabilmen-
te la sua opera e inviò subito alle personalità più rappresentative delle
Marine britannica ed americana, lettere che ribadivano che la Marina italia-
na non poteva accettare che le sue navi fossero considerate "bottino di guer-
ra", ponendo implicitamente in evidenza che, "purché fosse salvo il principio
del rispetto della Flotta italiana cobelligerante, vi erano molte strade per arri-
vare ad una soluzione concordata che contemperasse le esigenze e le pretese degli
stati belligeranti".
La Conferenza dei Ventuno si aprì a Parigi il 29 luglio 1946 e durò fino
al 15 ottobre. I tentativi di de Courten di modificare le opinioni e di miglio-
rare i termini delle clausole che riguardavano la Marina attraverso contatti
personali con i responsabili delle Marine delle quattro Grandi Potenze non
ebbero successo. I francesi ribadirono che consideravano necessario un gesto
simbolico, ma significativo. Gli inglesi, partiti da orientamenti decisamente
punitivi, avevano gradatamente modificato il loro atteggiamento ma voleva-
no comunque che gli italiani accettassero, alla luce del realismo politico, le
clausole del trattato. I sovietici ribadirono, con assoluta intransigenza, che
non vedevano motivi per rinunciare alla quota loro spettante della flotta ita-
liana. Il Governo di Mosca era partito dalla richiesta di un terzo della flotta

