Page 171 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                consolidando in Mediterraneo. Veniva valutato ineluttabile, pur agli inizi dei
                contrasti  Est-Ovest  ancora  non  sfociati  nella  Guerra  Fredda,  l'affacciarsi
                della Unione Sovietica al Mediterraneo che consentiva di impostare, su una
                base più ampia, la politica marittima italiana la cui accresciuta importanza
                derivava sia dall'ubicazione dell'Italia nel centro del Mediterraneo sia dalla
                disponibilità di numerose basi navali lungo tutto il suo territorio.
                    Dopo Potsdam, in cui i tre Grandi si erano riuniti per impostare il pro-
                blema dei futuri destini d'Europa e del  mondo, tra speranze e delusioni, si
                tenne la Conferenza di Londra, in cui non fu  deciso nulla di definitivo, ma
                fu comunque riconosciuto all'Italia il diritto di mantenere una Marina mili-
                tare modesta e priva del naviglio offensivo. I: ammiraglio de Courten fu indo-
                mabile nella sua azione di difesa della Flotta ed agì su tutti i fronti. A metà
                dicembre  iniziò  la  Conferenza di  Mosca  nella  quale la  Gran Bretagna  fu
                incaricata  di  preparare  la  bozza  delle  clausole  navali.  Anche  i  discorsi  di
                Truman, che dichiarava che i meriti dell'Italia non erano stati dimenticati, e
                di Bevin, che sembrava orientato al superamento dei vecchi rancori, alimen-
                tarono le tenui speranze dei vertici politici e militari italiani.
                    Si  fece  anche  ricorso,  nell'intento  di  cercare  di  salvaguardare  la  sorte
                della Flotta, a larvate minacce di autoaffondamento delle unità che avrebbe-
                ro dovuto essere cedute. Non è da ritenere che, al di là del tentativo di eser-
                citare pressioni, ci fosse una reale volontà di agire in questo senso, almeno a
                livello  del  Ministero  della  Marina.  Ma,  nonostante  le  assicurazioni  che  la
                Marina  comunque  dette,  queste  ipotesi  vennero  valutate  attendibili  e  Sir
                John  Cunningham,  Comandante  in  Capo  della  Flotta  del  Mediterraneo,
                scrisse all'ammiraglio de Courten "Mi rendo perfettamente conto di quanto sia
                importante assicurare  la  cooperazione del Ministero  della  Marina  italiano pur
                continuando a far pendere sulla sua testa la minaccia di severe sanzioni in caso di
                disubbidienza, quali quella di rimpiazzare con unità navali della Flotta rimasta
                in Italia,  le navi danneggiate".
                    Fu agli inizi di aprile che i vertici della Marina concretarono la compi-
                lazione  di  un  nuovo  memorandum  intitolato  "Considerazioni relative  alla
                Marina  militare  nei riguardi  del  trattato di  pace"  che  raggruppava tutte le
                considerazioni sviluppate da parte italiana fino  a quel momento. Il memo-
                randum  fu  consegnato il  10 aprile al  Ministero degli Esteri per l'inoltro più
                rapido possibile all'ambasciata di Londra in modo che questa potesse prov-
                vedere alla sua distribuzione alle delegazioni delle Grandi Potenze che, nel
                frattempo, stavano portando avanti i loro lavori.
                    Il Consiglio dei Ministri degli Esteri venne convocato improvvisamente
                il  25  aprile a Parigi e fu  annunciato che il  primo argomento della riunione
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