Page 181 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                sul piano dei  rapporti  di  forza  (vds.  Report by  the Joint Planning Staff,  30
                agosto 1945 in B.P.O., Series I, vol. II Conferences 1945). Le iniziative ingle-
                si  miravano  quindi  a  trovare  un  punto  di  equilibrio  tra  l'opportunità  di
                imporre all'Italia un disarmo moderato che non deludesse troppo le aspetta-
                tive  e  la  tenesse  legata  all'Occidente,  e  il  disegno  strategico  di  limitare  il
                potenziale bellico  di  quei paesi balcanici,  in particolare della Bulgaria, che
                potevano alterare  i rapporti di  forza  nella  regione  a  danno dell'unico  stato
                inserito  nella  sfera  d'influenza  inglese,  vale  a  dire  la  Grecia  (vds.  The
                Military an d Air Si de ofThe Peace Treaty Negotiations, ci t.  i.  Prodefe. 5/1 ).
                    La proposta inglese, caldeggiata dagli Americani, costituì comunque lo
                schema base del trattato di pace per quanto concerneva le clausole militari.
                    I  Russi,  a  parte  le  continue pretese di  assegnare Trieste  e  Gorizia  alla
                Jugoslavia e di  considerare la  flotta  italiana preda di guerra, circa le  limita-
                zioni da imporre all'Aeronautica e all'Esercito, sul numero dei carri armati e
                sulla gittata delle artiglierie pesanti, furono  molto accomodanti. I  Francesi,
                pur consci del crescente pericolo sovietico per l'Occidente, caldeggiavano le
                richieste dei Russi per assicurarsi l'appoggio al momento del trattato di pace
                con la Germania.
                    Le proposte russe tendevano ad  incoraggiare le  aspirazioni neutralisti-
                che della politica estera italiana e ad impedire il disarmo dei paesi balcanici,
                soprattutto ad impedire ispezioni in questi paesi.
                    Oltre alla menomazione territoriale dell'Italia metropolitana e dei  suoi
                possedimenti d'oltremare, le  clausole  militari  vennero ad incidere pesante-
                mente su una delle tre forze armate italiane: la Marina. Meno gravose, infàt-
                ti, furono nei confronti dell'Esercito e dell'Aeronautica.
                    Queste due forze armate, in verità, a differenza della Marina erano usci-
                te dalla 2"  Guerra Mondiale completamente logorate.
                    Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Alcide De Gas peri, era sufficien-
                temente informato sulle clausole cui avrebbero dovuto attenersi le forze arma-
                te  italiane.  Le  quali,  in accordo alle  proposte  formulate  da Gran Bretagna e
                Stati Uniti, sarebbero state limitate allo stretto necessario per garantire la sicu-
                rezza interna, la difesa delle frontiere e per fornire dei contingenti che potes-
                sero venire richiesti per le esigenze dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
                    Il Presidente De Gasperi, piuttosto che attendere passivamente i risulta-
                ti  delle  decisioni  delle  Grandi  Potenze,  rappresentò  al  Governo italiano  la
                necessità  di  tentare  di  inserirsi  nel  dibattito  fra  i  Grandi  onde  evitare  che
                all'Italia  venissero  imposte gravose  limitazioni  durature ( 2 ).  Egli,  in  realtà,
                propose di studiare e di adottare <<preventivamente alcune misure sostanzia-
                li corrispondenti, più o meno, sia a ciò che gli Anglo-Americani intendevano
                imporci, sia a quello che ritenevano essere in materia le  nostre esigenze>>.
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