Page 177 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                italiana e desiderava quindi che la quota di naviglio da dividere fosse la mag-
                giore possibile. Gli statunitensi erano i più disponibili a sostenere le richieste
                italiane pur nei limiti dei compromessi faticosamente raggiunti nell'elabora-
                zione delle clausole del Trattato.
                    La lunga dichiarazione di rigetto letta dal comandante Giuriati in sede eli
                commissione militare, in cui si ribadiva che la Flotta italiana non poteva ( 3 ) né
                doveva  essere  considerata  "bottino  di  guerra",  deve  essere  considerata  un
                documento a futura memoria più che un tentativo portato avanti con la con-
                vinzione di poter mutare alcunché il  trattato. Il comandante Giuriati fu  poi
                autorizzato  a  rilasciare  nel  corso  di  una  conferenza  stampa,  la  seguente
                dichiarazione: "Non possiamo affatto dichiararci soddisfatti né della procedura
                seguita,  né della poca serietà con  cui sono state discusse  le  varie clausole,  senza
                prendere in  minima considerazione quanto abbiamo esposto. Abbiamo il dovere
                e il diritto di dire che le clausole navali che ci sono imposte sono soltanto il frut-
                to di un compromesso, per raggiungere il quale gli Alleati hanno deliberatamen-
                te calpestato gli impegni da loro stessi proposti e sottoscritti in un momento in cui
                avevano bisogno della Marina italiana. È quindi peifettamente inutile che ora si
                cerchi di darci consigli o farci vaghe promesse: ne abbiamo avute fin troppe. Solo
                ifatti, e non le parole, potranno  dimostrare al popolo italiano se vi è veramente
                qualcuno disposto  ad aiutarlo ...  Sino alla fine continueremo a sostenere che il
                trattamento fatto  alla  Marina,  in  particolare  con  l'articolo  48,  costituisce  un
                magnifico esempio di ingiustizia e di malafede".
                    Il Trattato di Pace, firmato a Parigi iliO febbraio  1947, lasciava all'Italia
                89 unità da combattimento e 74 ausiliarie, per complessive 155 272 tonnella-
                te.  Gli effettivi  della  Marina,  ufficiali  compresi,  dovevano scendere entro 9
                mesi  a  25 000  uomini.  Alle  Potenze Alleate  sarebbero  state  consegnate  92
                navi da combattimento e  70  ausiliarie, per un tonnellaggio totale di  198 604
                tonnellate,  mentre  28  sommergibili  per  17 609  tonnellate,  dovevano  essere
                affondati. I termini del diktat,  perché di  trattato non si poteva certo parlare,
                sollevarono in Italia una nuova ondata eli  indignazione e di  recriminazioni
                di cui si  rese interprete il ministro degli Esteri Sforza indirizzando una nota
                alle  Potenze  firmatarie,  con  la  quale  chiedeva  "una  revisione  radicale"  del
                trattato.  Lattuazione delle  clausole  navali  prese  però più tempo eli  quanto
                fosse  previsto nel trattato, e questo fatto,  insieme all'evo! uzione della situa-
                zione  internazionale,  giocò  in  favore  di  un'attenuazione  eli  fatto,  almeno
                entro certi limiti, delle clausole stesse. Questo, anche sulla base eli una inten-
                sa,  puntuale,  accanita  attività  negoziale  da  parte  italiana,  diretta  costante-
                mente a recuperare posizioni rispetto ai termini imposti dal trattato.
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