Page 163 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                     Per  quanto  attiene  alla  seconda  problematica,  l'inadeguatezza  della
                 normativa, è da sottolineare che la guerra aveva apportato un grosso baga-
                 glio di esperienza. Ciò però non costituiva un problema immediato poiché
                 lo  Stato  Maggiore  aveva  già  dato  avvio  - guerra  durante  - all'aggiorna-
                 mento.  Il  problema era  costituito  dall'impiego  dei  mezzi,  dei  materiali  e
                 dell'armamento alleato, dalla questione di dover essere adottata la  norma-
                 tiva britannica o  una normativa che potesse mantenere invariato uno spi-
                 rito di autonomia intellettiva.
                     Si diede così inizio alla traduzione cd alla distribuzione dei manuali tec-
                 nico-operativi alleati per permettere alle truppe di adoperare il  parco mezzi
                 e  materiali di  cui erano dotate,  e  si  continuò ad approntare una normativa
                 operativa che era tipicamente italiana.
                     A  fianco  di  queste  lo  Stato  Maggiore  emanò  una  regolamentazione
                 sulla contabilità, l'amministrazione, il reclutamento, la disciplina, la logisti-
                 ca  ed  il  servizio  territoriale  che  costituiva  un  corpo  normativa  eclettico,
                 moderno ed esaustivo.
                     All'indomani della firma del trattato di pace, si profilava all'orizzonte la
                 suddivisione del mondo in due blocchi distinti e diveniva pressante la conse-
                 guente posizione che avrebbe in essa assunto il Paese.
                     La politica internazionale era infatti già caratterizzata dalla guerra fred-
                 da in atto tra Stati Uniti e Unione Sovietica e dai primi tentativi di  reciproca
                 intesa tra le potenze dell'Europa occidentale.
                     Nessun dubbio ci  fu,  da parte militare,  riguardo al  rifiuto di  una orga-
                 nizzazione militare di tipo elvetico per motivi di ordine etico, politico, socia-
                 le, finanziario e tecnico.
                     Non  meno  deciso  fu  il  rigetto  dell'opzione  della  neutralità  armata  in
                 quanto insostenibile in rapporto alle  risorse naturali ed economiche ed alla
                 potenzialità agricolo-industriale del Paese.
                     Priva di ogni remunerabilità appariva anche la  neutralità disarmata che
                 avrebbe lasciato l'Italia alla mercé del  primo venuto in quanto la  posizione
                 geostrategica della penisola non avrebbe permesso in nessun caso al Paese di
                 essere ignorato in un eventuale conflitto Mediterraneo, dove esso costituisce
                 raccordo tra Europa ed Africa e divide i mari in bacini distinti comunicanti
                 solo attraverso lo stretto Canale di Sicilia.
                     Si deve però notare che tutti i condizionamenti e le problematiche suac-
                 cennate  diedero  vita  a  dibattiti  e  recensioni  giornalistiche  che,  in  linea  di
                 massima,  non  travalicarono  mai  le  mura delle  caserme,  poiché né  i partiti
                 politici  né  i  governi  vollero  fàrne  argomento  di  disamina  continuando  a
                 guardare con sospetto le Forze Armate.
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