Page 264 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Marco Cuzif
reazioni delle forze politiche e del pubblico, sono quindi un efficace strumento
per comprendere il rapporto tra militari e opinione pubblica nei primi anni di
vita dell'Italia democratica.t
In prossimità del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 le autorità si
interrogarono con preoccupazione su come i militari avrebbero reagito.
Considerate come un'istituzione assai vicina alla monarchia, le Forze Armate
attirarono l'attenzione dell'opinione pubblica, soprattutto appartenente al fron-
te repubblicano. Il primo anniversario della Liberazione fu la prima importante
occasione per ribadire il collegamento tra la rinnovata forza militare e la "Nuova
Italia" scaturita dalla Liberazione del Paese, qualunque potesse essere il futuro
ordinamento istituzionale. Protagonista delle celebrazioni fu il Ministro demo-
laburista dell'assistenza post-bellica Luigi Gasparotto, il quale, con la sua doppia
immagine di ex ufficiale combattente della prima guerra mondiale e dirigente del
CLN, rappresentava un punto d'incontro tra Forze Armate e Resistenza. Le
celebrazioni del 25 aprile tenute a Roma si caratterizzarono quindi come un con-
tinuum tra la Vittoria del1918 e quella del1945, e più che innestare i militari nella
tradizione resistenziale, si cercò di ribaltare il ragionamento, collocando la
Resistenza in una lunga lotta per la Liberazione e l'unità del Paese che aveva
visto le Forze Armate protagoniste indiscusse. La tesi fu ripresa alle celebrazio-
ni di Milano dal generale Cadorna, che simbolicamente appariva ancora più effi-
cace del Ministro, in quanto al contempo difensore di Roma (e quindi emblema
vivente dell'eroismo dell'Esercito dopo 1'8 settembre), comandante del Corpo
Volontari per la Libertà (cioè massima espressione militare della Resistenza) e
capo di Stato Maggiore del rinnovato Esercito italiano (rappresentante supremo,
quindi, delle Forze Armate). Per Cadorna, che aggiungeva al suo ricco curricu-
lum anche quello, non secondario, di essere progenie di una dinastia di coman-
danti militari, la Resistenza era la mera conclusione di un processo risorgimen-
tale che aveva visto l'Esercito regolare artefice delle vittorie antiche e recenti. Il
discorso fu tenuto dinanzi a un uditorio composto sia da ex partigiani che da
militari regolari.2
La nuova classe politica, nel suo complesso, e l'opinione pubblica ad essa sot-
tesa, non persero occasione, con l'avvicinarsi del fatidico giorno del referendum,
per ribadire la simpatia verso l'Esercito. Era tuttavia una simpatia che pareva
scaturire da reconditi timori. L'Unità, ad esempio, in occasione del 24 maggio
1946, anniversario dell'entrata in guerra dell'I talla durante il Primo conflitto
mondiale, che sino ad allora era stato celebrato in onore delle Forze Armate,
l cercò di tranquillizzare i più sospettosi.
Sull'organo comunista venne riportata una circolare del Comando Generale
o
u dei Carabinieri (ancora regi) secondo la quale l'Arma si sarebbe impegnata a
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