Page 112 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      112


          siddette “portatrici carniche”, quelle che preparano gli scaldarancio per le truppe al
          fronte (fig. 7), quelle impiccate come spie e quelle che tra i civili sospetti sono scortate
          da militari austriaci. Spesso sono donne che vivono la loro vita quotidiana e vengono
          ritratte mentre osservano un prigioniero in una strada di paese (fig. 8) o rifugiate che
          trascinano, spesso con bambini accanto, dei carretti su cui sono ammassate poche
          masserizie e dove sono spesso seduti gli anziani di casa. A queste immagini, destinate
          a un uso pubblico, si aggiungono le fotografie personali che i soldati portano con sé e
          quelle che a volte sono solo fotografie che si desidererebbe ricevere dalle madrine di
          guerra di cui si ha già un’immagine mentale, nell’attesa e nella speranza che l’immagi-
          ne, che forse arriverà, corrisponda a quella intima e sognata. 27
             A volte a uno stesso episodio corrispondono diverse rappresentazioni, a seconda
          che il fatto sia fotografato o disegnato. Al concerto delle musiche alleate in piazza
          Duomo a Milano l’attrice francese Roch declama «En avant!» di Derouléde. L’imma-
          gine viene riportata come fotografia sulla copertina dell’ “Illustrazione italiana” del 10
          marzo 1918 e viene disegnata da Beltrame per la “Domenica del Corriere” del 17-24
          marzo 1918 rendendo l’insieme più marziale. Con una corona d’alloro dorata in testa
          e tendendo il tricolore francese alle sue spalle sembrerebbe una delle tante allegorie
          della Patria in guerra dei manifesti illustrati.
             A volte la distanza tra simbolo e realtà visiva sembra annullarsi e le donne dei
          manifesti si confondono con le allegorie viventi che fanno parte delle cerimonie più
          o meno ufficiali del tempo.
             Si crea quasi un cortocircuito: la donna reale nel momento in cui deve rappre-
          sentare la Patria in armi tende ad assumere le pose delle donne viste nei manifesti e
          queste a loro volta tendono a seguire uno stilema ormai di pubblico dominio. Filo
          conduttore resta sempre la tricromia bianco, rosso e verde o i colori delle diverse
          bandiere per le immagini degli altri stati in guerra…
             Una tipologia, questa, che perdura nel tempo: nel film per la televisione del 1971 “La
          sciantosa”, diretto da Alfredo Giannetti, Anna Magnani interpreta una declinante diva
          del café chantant. Dovendo tenere uno spettacolo alle truppe si ammanta dal tricolore e
          si pone una corona in testa facendo esclamare alla propria cameriera: «Sembrate proprio
          l’Italia del Prestito nazionale». Tuttavia, all’apertura del sipario, di fronte a una platea
          costituita da soldati feriti e mutilati, si spoglia degli ornamenti e quasi in un sussurro


          27   Il ricordo di queste fotografie tanto attese ed agognate permane lungamente nel tempo. Come
             dimenticare la fotografia di Francesca Bertini tanto attesa dal soldato siciliano nel film «La grande
             guerra» diretto da Mario Monicelli nel 1959.







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