Page 115 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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Ben diverso in questo è il punto di vista della propaganda statunitense. La donna dei
manifesti è una donna che vive la contemporaneità, non l’allegoria o il simbolo, spes-
so ingessato e controllato della patria in armi. A volte è la “maschietta sbarazzina”
che avrebbe voluto essere uomo per poter dare il suo contributo alla patria in armi,
a volte è la “ragazza della porta accanto”, una donna che rivendica con i suoi capelli
corti la propria emancipazione e che invita perentoriamente ad arruolarsi nella marina
degli Stati Uniti. (fig. 11a-b)
La propaganda di guerra italiana si serve di forme e iconografie di stampo risor-
gimentale come l’Italia turrita,
la Vittoria o la Stella d’Italia.
Talvolta la figura femminile è
armata ma si tratta, qui come
per il resto d’Europa, di un
richiamo agli antichi eroi: le
armi sono costituite da spade,
non ultimo il gladio romano, e
le corazze loricate e i cimieri
28
sono quelli degli antichi eroi.
(fig. 12-13)
Non manca tuttavia il ri-
chiamo all’Italia reale, soprat-
tutto quella contadina. Nella
figura dei genitori dell’alpino
di Aldo Mazza o nella conta-
dina disegnata da Ugo Finozzi.
Questa massaia, col bimbo in
braccio, con piglio perentorio
spinge il marito-soldato verso il
fronte accompagnando il gesto
con un deciso «Cacciali via!».
(fig. 14) FIG. 15
La varietà e lo sterminato
28 Donne armate di spada compaiono ad esempio nella cartolina tedesca «Germania Wacht» (La
Germania veglia) di Schmid e in quella inglese «Britannia’s sons from overseas» (I figli di Britannia
d’Oltreoceano).
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