Page 314 - I 100 anni dell'elmetto italiano 1915-2015 - Storia del copricapo nazionale da combattimento
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                  Leggendo attentamente queste poche righe, a parte l’ultima eventualità, si rintraccia un uso
               molto ridotto, che però non sembrò affatto rispettato. Infatti, nonostante fossero di regola pre-
               scritti i comuni copricapi d’ordinanza, nel marzo del 1957 il sottocapo di Stato Maggiore, gene-
               rale Aldo Remondino, espresse un’energica lavata di testa, per un presunto uso troppo prodigo
               dell’elmetto: «E’ stato rilevato che da parte di alcuni Enti viene adottato per il Reparti della
               V.A.M., durante particolari circostanze, l’uso dell’elmetto». Ribadendo le esclusive circostanze
               espresse dal regolamento in vigore [Od.4], precisò però: «Con modifica all’Od.4, in corso di
               pubblicazione, l’uso dell’elmetto sarà anche previsto in occasione di esercitazioni e manovre.
               Si precisa pertanto che ne è vietato l’uso in tutte le altre circostanze». 484
                  L’anticipazione di Remondino si sarebbe rivelata esatta, venendo aggiunta l’apposita fa-
               scetta sul regolamento, anche in linea con la standardizzazione interforze delle tenute, di cui
               abbiamo parlato nei paragrafi precedenti. Quindi anche per l’Aeronautica vennero introdotte
               la S.A.I. 2 e la S.A.E. 2, che per i quadri si indossavano solo inquadrati in reparti armati in
               servizi di ordine pubblico. Non vi erano poi differenze tra categorie di militari. L’elmetto era
               d’ordinanza per ufficiali, marescialli, sergenti, truppa, V.A.M., allievi e aspiranti d’accademia;
               nessuna menzione specifica era rivolta al Corpo musicale, che secondo le avvertenze introdut-
                                                                                                        485
               tive si sarebbe dovuto comunque uniformare «alle norme contemplate per il proprio rango».
               Tali disposizioni vennero confermate dal Regolamento del 1966 e varianti, che nelle descrizioni
               andava grosso modo di pari passo con quelli delle altre Forze Armate. Non si è trovata confer-
               ma, tuttavia sembra che gli ufficiali fossero soliti mettere i propri gradi sulla parte laterale dei
               copricapi metallici.  Simile considerazione vale sul fatto che il modello 33 per l’Aeronautica
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               spesso venisse guarnito da una fascia circolare orizzontale di colore bianco o rosso, riferibile
               con molta probabilità al sevizio V.A.M. per ragioni di visibilità. Del resto come precisa Viotti:
               «Con il prot. n° SMA 12/12004/L3-2/9 del 16 novembre 1968, vennero in parte modificate le
               disposizioni del ’61. Queste stabilirono che nei servizi armati ordinari, sia invernali che estivi,
               la V.A.M. portasse l’elmetto grigio-azzurro. […] L’elmetto andava portato anche nei servizi
               di scorta e ronda, nonché nei servizi armati di rappresentanza, quando non fossero di parata e
               nei servizi di controllo agli ingressi dei comandi nelle città. Mentre se i comandi o enti erano
               collocati fuori città, l’elmetto veniva sostituito dal berretto». 487


















                      Modello 33 del 51° stormo, particolare del fregio nero su fondo verde e liner M1 americano
                                       dell’Aeronautica Militare (collezione dell’Autore)

               484 ACS, Min. della Difesa Aeronautica, Ufficio del Segretario Generale, 1957, b. 76, f. V.A.M., foglio n. 530/214
                   del 16/3/1957 di Remondino.
               485 Ministero della Difesa-Aeronautica, Regolamento sull’uniforme. Supplemento all’OD.4, Roma 1959
               486 A. Viotti, Ordinamenti, uniformi e distintivi dell’Aeronautica Militare Italiana 1909-1985, op. cit., tomo III,
                   p. 876.
               487 Ibidem, pp. 886-887.
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