Page 13 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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Presentazione                                              9






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                        ento anni fa, esattamente il 4 novembre 1921, veniva solennemente tumulato, nel Complesso del Vittoriano
                        ai piedi della statua della dea Roma, il corpo di un milite italiano caduto durante la Prima guerra mondiale i cui
               C pietosi resti non erano identificabili. Tale parte del monumento ha assunto da allora in poi la denominazione
               di “Altare della Patria”. Qui è dunque dove giace, alla presenza di un servizio di guardia d’onore che veglia in perpetuo
               il Sacello, il militare che rappresenta tutti i cittadini in armi che, nella lunga e complessa storia del nostro Paese, sono
               caduti per la Patria. Una figura che, proprio perché non conosciuta nelle sue generalità, si identifica perfettamente con
               tutti coloro i quali, partiti per prestare il proprio servizio al Paese, non sono più tornati: si ignora il loro destino o non
               è dato sapere dove riposano le loro spoglie mortali.


               Quando il Milite Ignoto fu tumulato presso il monumento che commemorava, già dal 1911, la figura di Vittorio
               Emanuele II, primo re d’Italia e padre della Patria, l’opera architettonica cambiò il suo significato: dal quel momento
               avrebbe commemorato il sovrano più celebre unitamente al più eroico degli italiani. Lo sconosciuto militare che
               rappresentava il sacrificio della collettività per aver completato il sogno dell’Unità d’Italia. Si realizzò così l’idea lanciata
               dal generale Giulio Douhet che dalle colonne del giornale Il Dovere, testata di riferimento dell’Unione nazionale
               ufficiali e soldati, associazione da lui fondata, il 24 agosto 1920 dichiarava:


               Tutto sopportò e vinse il Soldato. Perciò al Soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può
               aspirare neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla stessa altezza dei Re e
               del Genio.


               Resti mortali di italiani e, più in generale, di sudditi del regno d’Italia, che hanno perso la vita per la comune Patria, sono
               presenti negli angoli più remoti del nostro pianeta, in tutti i suoi continenti. L’Italia si è sempre distinta per onorare
               questi Caduti ovunque essi fossero, costituendo nel 1919 un organismo con la denominazione di “Commissione
               Nazionale per le Onoranze ai Militari d’Italia e dei paesi alleati morti in guerra” e il compito principale di gestione
               dei cimiteri di guerra e delle sepolture dei Caduti in Italia o all’estero per onorarne la memoria. Oggi l’Ente, con la
               denominazione di “Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti”, alle dirette dipendenze del Ministro della
               Difesa, continua la sua importante missione.


               L’opera che ho l’onore di presentare nasce dalla collaborazione dello Stato Maggiore della Difesa con il Commissariato
               Generale per le Onoranze ai Caduti, ed è appunto la testimonianza del sacrificio di tanti italiani in armi caduti per
               il bene superiore della Nazione e dell’enorme lavoro svolto dal Commissariato Generale, negli oltre cento anni di
               vita, per onorarne la memoria. I sacrari italiani all’estero, custodiscono i corpi di uomini che hanno vissuto relazioni
               umane, provato sentimenti di gioia, amore, paura e pietà; il loro ricordo è gelosamente custodito dai famigliari e amici,
               ma è destinato a scomparire con le loro vite anch’esse mortali. Dunque il sacrario è un luogo di memoria eterna per
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