Page 17 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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IntroduzIone 13
INTRODUZIONE
Cittadini e soldati.
i Caduti Parte della MeMoria Civile italiana
Cimiteri di Guerra rimangono oggi come l’eredità di un tempo difficile, governato in gran parte da altri valori
ma abitato da uomini e donne con i medesimi sentimenti, ansie, ambizioni e debolezze di noi contemporanei.
I Ciascuna croce e ciascuna sepoltura custodiscono una storia individuale legata a molte altre. Percorrendoli è
impossibile non domandarsi chi erano questi uomini, per lo più molto giovani, quanto erano diversi da noi e che vita
avevano condotto e che sorte avrebbero avuto se un destino tragico non li avesse condotti a finire in un punto della
Terra spesso così lontano dal loro Paese. Allo stesso tempo, non si può non restare colpiti di come il senso del dovere,
del gruppo, della fedeltà abbiano nonostante tutto tenuto assieme tanti soldati attraverso le durezze della guerra.
Quanta distanza c’è fra noi e loro? Sopporteremmo oggi le stesse privazioni che furono inflitte alla loro generazione?
Il nostro concetto del giusto e dell’ingiusto, della guerra e della pace è paragonabile? Quanto del nostro mondo è
frutto del loro sacrificio e quanto del superamento di quel sistema di valori che quel sacrificio impose? Ci restano,
insomma, molte domande.
La stagione dei grandi cimiteri di guerra iniziò al termine del Primo conflitto mondiale. La fine della guerra è il punto
dal quale si comincia a dare sepoltura ai Caduti che ancora giacciono nella terra di nessuno, il luogo da cui riannodare
le fila di esistenze interrotte, di iniziare il ritorno ad una normalità che non sarà più tale, la ricerca, insomma, di un
equilibrio nuovo.
In quasi ogni guerra c’è un vincitore e un vinto e l’uno e l’altro vivono diversamente il periodo post-bellico. Eppure
entrambi sono accomunati dalla necessità di organizzare dopo il conflitto una realtà diversa da quella che hanno
lasciato. Tanto più grande sarà stata la durata della guerra, la sua violenza, il conto delle sue vittime, tanto maggiore
sarà la fatica necessaria al nuovo ordine per sostituirsi al vecchio.
Nel 1918 il ritorno alla normalità fu lento e faticoso. Fu una pace senza pace, un mondo desideroso di vita ma appena
uscito dalla più grande stagione di morte della sua storia.
La dimensione intermedia fra morte e vita, del resto, era stata una delle più comuni ai combattenti e al mondo che
ruotava loro attorno: i soldati sospesi fra annientamento fisico e sopravvivenza, le famiglie a casa incerte per anni sulla
sorte del loro caro, le nazioni stesse ignare del proprio destino legato alle sorti di una guerra dagli esiti imprevedibili,
della quale l’unica certezza sembrava essere il massacro quotidiano.

