Page 19 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
P. 19

IntroduzIone                                              15







               logorio che ne stravolsero le strutture e ne prosciugarono le energie. Svanito il clamore della Vittoria, il Paese rimase
               solo con sé stesso a trarre un bilancio dei costi morali e materiali della guerra.


               Cosa rimaneva? Gli ampliamenti territoriali erano stati alla fine inferiori alle iniziali e, obiettivamente, troppo ambiziose
               pretese italiane. Le frontiere naturali, tuttavia, potevano dirsi raggiunte. L’Italia era assurta fra le maggiori potenze
               del mondo, il suo prestigio era enormemente cresciuto e il suo principale antagonista, l’Impero Austro-ungarico,
               apparteneva ai libri di storia ed assieme a lui gli imperi russo, tedesco e ottomano. Al loro posto stavano tre irrequiete
               repubbliche, sul cui futuro era difficile fare previsioni, e un composito gruppo di stati minori.


               Meno incoraggiante era però il bilancio materiale. Restava infatti un enorme debito di guerra, pari a 30 volte il bilancio
               annuo dello stato, da rimborsare nell’arco di un ventennio, gravi danni materiali nel Nord-Est e un gran numero di
               invalidi e vedove da assistere.


               Il danno più profondo era quello che attraversava il corpo della società. Gli oltre 650.000 morti erano stati un salasso
               enorme per un popolo di 37 milioni di abitanti, compensato solo in parte dal costante aumento della popolazione.
               Quasi ogni famiglia aveva avuto un caduto o un disperso, alcune avevano visto i cari, spesso giovanissimi, tornare
               invalidi per il resto della vita.


               L’enormità  della  tragedia  era  accompagnata  dal  sentimento,  diffuso  almeno  in  una  gran  parte  della  popolazione,
               dell’impresa compiuta, del traguardo storico conseguito col sangue, mito romantico di cui si era in gran parte nutrito
               il Risorgimento e del quale il nazionalismo già distillava alcune delle sue più pericolose suggestioni: la guerra igiene del
               mondo, la forza come diritto, la potenza militare come orgoglio nazionale prima e sopra ogni altro aspetto. Nella maggior
               parte dei casi, tuttavia, la grande impresa storica dell’Unità e della grandezza raggiunta della Patria si accompagnava
               nel momento del trionfo alla disperazione profonda delle vedove, degli orfani, dei genitori privati tutti di un loro caro.


               Fu in questo contesto che maturò in Italia come in Europa l’idea di dare sepoltura ai morti nella guerra nei grandi
               complessi monumentali che avrebbero sostituito i cimiteri di guerra.


               Ogni paese interpretò l’esigenza secondo la propria storia e sensibilità artistica, oltre che a seconda delle contingenze
               politiche. In Gran Bretagna e Stati Uniti la cornice dei sacrari fu quella naturale, dei boschi e dei prati legati al
               romanticismo anglosassone, dove ancora oggi parchi ombreggiati da grandi alberi fanno da contorno ai vasti recinti
               di candide croci, sotto le quali riposano i caduti anglo-americani.


               In Germania una sensibilità simile, ma più cupa e solenne, legò i cimiteri militari ai “boschi degli eroi”, uniti però
               ad una monumentalità classicheggiante, che faceva stridente contrasto con un’altra di opposto tenore, dolente e
               dissacrante, rappresentata dalle statue di Brambach.


               La Francia scelse una via intermedia, fra le suggestioni napoleoniche e l’egualitarismo rivoluzionario, edificando
               cimiteri architettonicamente imponenti, ma privi di richiami marziali e tantomeno religiosi.
   14   15   16   17   18   19   20   21   22   23   24