Page 22 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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18 Cittadini e Soldati - i SaCrari Militari italiani all’eStero
La morte, e il suo ricordo, sono oggi elementi difficili da razionalizzare perché sentiti estranei dalla mentalità e
dalla cultura diffusa. Anche la morte “in servizio” è così diventata un evento difficilmente accettabile. Se prima essa
assumeva un carattere di servizio alla comunità, ed incuteva rispetto e ammirazione, fosse quella del pompiere o del
ferroviere deceduti sul lavoro o del militare caduto in guerra, ora la sua valenza è del tutto diversa, è una sciagura che
si impone all’attenzione di tutti come una ingiustizia.
In questo contesto l’esperienza della guerra e la memoria dei Caduti non poteva rimanere immutata. A partire dagli
anni ’60 la valenza delle cerimonie dedicate ai Caduti in guerra è sempre stata fonte di divisioni più che di unità.
Ciascuna parte politica tendeva a celebrare i propri morti ed anche quando celebrava, come nel caso di quelli della
Grande Guerra, una esperienza nazionale, tendeva a farlo da prospettive diverse e ostili. Lo stesso monumento a
Vittorio Emanuele II fu di fatto escluso progressivamente dal contesto ufficiale per essere relegato alla sola cerimonia
di insediamento del Presidente della Repubblica e la parata militare del 2 giugno scomparve per un decennio dalle
celebrazioni. In generale, tutte le memorie legate alla dimensione della guerra sono state sfumate e relegate agli
ambiti locali dove, al contrario, hanno spesso mantenuto una notevole vitalità, segno che, ancora una volta, il Paese
manteneva al proprio interno una molteplicità di atteggiamenti nei confronti del proprio passato.
Con l’inizio del secondo millennio, quando le appartenenze nazionali e ideologiche hanno perduto di significato, i
concetti di Sacrificio e di Patria hanno potuto avere maggiore spazio nel discorso pubblico senza richiamare memorie
divisive, interpretati però secondo nuovi canoni e modalità.
La celebrazione del Sacrificio, della Vittoria, del Martirio per la Patria del resto oggi non sarebbero più compresi nello
stesso modo in cui erano intesi un secolo o anche solo settanta anni fa. L’esperienza vissuta della guerra ha cambiato
l’Italia e l’Europa intera da questo punto di vista per sempre.
Che posto hanno, oggi e in questo contesto, i Sacrari, soprattutto quelli in territorio estero, testimonianza di una
stagione lontana così tanto da sembrare estranea? E quale ruolo ancora occupa la memoria della Grande Guerra, del
colossale sforzo che per la prima volta nella sua storia unificò, sia pure tragicamente, il Paese in un’unica esperienza
collettiva, facendo sentire parte dello Stato e del suo destino milioni di uomini e di donne che fin lì ne erano state ai
margini?
A prima vista lo spazio è minimo. A parte la devozione familiare ai propri congiunti Caduti e la ritualità pubblica
ufficiale, ben poco resta nel sentire comune, soprattutto dei giovani, di quell’esperienza tragica e dei sepolcreti che
ne sono memoria. Le stesse immagini della cerimonia del Milite Ignoto sembrano appartenere ad un mondo antico e
distante persino più dei cento anni reali.
Eppure esse ci appartengono molto più di quanto la loro valenza simbolica lasci immaginare. L’identità italiana, e
quella della maggior parte dei paesi europei, si è infatti formata negli ultimi decenni nel segno del rifiuto della violenza
e della guerra, ma ne ha interiorizzato allo stesso tempo le cicatrici e i traumi. Il senso di un Sacrario è quello di eternare
nel tempo un ricordo, un valore, un nome. Essi sono sentiti diversamente a seconda delle generazioni e talvolta la

