Page 24 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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democrazie” sarebbero state infatti necessarie altre sofferenze e altro sangue. L’Italia avrebbe pagato ancora un prezzo
molto alto prima di prendere il proprio posto, unita e libera, fra le democrazie.
Il grido di Maria Bergamas da cui inizia la storia del Milite Ignoto è l’urlo di una umanità stordita da milioni di morti,
ma che già presentiva un ulteriore e peggiore salasso di sangue. Il suo pianto viscerale e lacerante arriva fino a noi
attraverso i decenni. Il tempo non lo affievolisce, né la distanza lo confonde. Si rinnova ad ogni sacrificio richiesto da
una ragione superiore, ad ogni funerale di Stato, ad ogni lutto che la comunità sente proprio ma che torna personale
e intimo nel dolore di quanti sono privati di un caro in nome di un principio tanto distante da sembrare a volte
imperscrutabile.
Eppure, in tanto strazio, in tanta mancanza, abita pure la forza che sempre si trova nei grandi eventi storici. La memoria
e l’identità prendono forma anche dall’esperienza della guerra e del lutto, e tanto l’Italia che l’Europa hanno attinto da
queste due realtà una parte grande di sè. Con tutte le differenze che lo attraversano il nostro continente non sarebbe
quello che è se la tragedia di due guerre mondiali e di regimi brutali non ne avesse per decenni sfregiato il volto.
Non sarebbero diffusi come sono il sentimento di rigetto della violenza, del nazionalismo cieco, della sopraffazione
liberticida. Non esisterebbe neanche la coscienza che il male della distruzione non è scomparso dal mondo, ma tende
a riproporsi ciclicamente nelle diverse stagioni umane.
Il nostro mondo discende da un epoca tragica, ciò che vi è di buono, che è assai più di quanto si creda, non è dato
per natura ma è stato conquistato a prezzo di enormi sacrifici, tragici errori e molto sangue e proprio per questo va
preservato.
Il mondo dopo il 1945 è diventato certo più libero ma non ancora così pacifico come chi visse la guerra aveva sperato.
Un’era di pace e sicurezza non è succeduta a quella delle battaglie ed anche la fine della Guerra fredda non ha coinciso
con l’avvento di un tempo nuovo, dove all’affermazione della democrazia si accompagna la scomparsa della violenza
organizzata. Quella sarebbe stata, affermò lo storico Raimondo Luraghi nel cinquantesimo della fine della Seconda
guerra mondiale, la sfida della successiva generazione, che avrebbe dovuto impegnarvi il capitale di sacrificio,
coraggio e inventiva che le precedenti avevano investito nel combattersi. Ora anche quella generazione sta per
passare la mano. La sfida rimane.

