Page 23 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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IntroduzIone 19
sensibilità può essere persino opposta e rovesciarsi nella rinnegazione del proprio passato. Questa trasformazione,
però, può esistere solo all’interno di una identità e tale identità ha appunto nella memoria il suo fondamento.
Nessuna storia meglio di quella di Antonio Bergamas e del Milite Ignoto ci esprime meglio il senso di questa
apparente contraddizione. Bergamas, giovanissimo irredentista, morì in battaglia nel 1916 e i suoi resti, inizialmente
raccolti in un cimitero di guerra, furono dispersi nei combattimenti. Quando nel 1921 si dovette procedere alla scelta
della bara di un soldato non riconosciuto da inumare nel sacello del monumento a Vittorio Emanuele II si decise
di ricorrere a sua madre Maria, donna del popolo, irredenta e, appunto, madre, per operare la scelta, che avvenne
nel Duomo di Aquileia il 28 ottobre 1921. La donna camminò pochi attimi carichi di dramma per poi accasciarsi di
fronte al penultimo feretro chiamando il nome del figlio, vinta da un grido alto e disperato che nel silenzio generale
risuonò ancor più forte e più crudo.
Il giovane Antonio Bergamas, fino a quel momento protagonista assente del rito, rientrava così nel dolore privato di
sua madre, mentre il Caduto Ignoto, assurgeva negli stessi istanti a simbolo della Nazione.
Il feretro fu quindi caricato su di un treno che, a passo ridotto, attraversò la Penisola fino a Roma. Tutto si svolse
in una atmosfera quasi irreale, con le bande musicali che intonavano la Leggenda del Piave in sordina, la popolazione
inginocchiata lungo i binari, e alle stazioni, autorità e religiosi che, ciascuno per la propria parte, cercavano di conferire
alla scena una qualche cerimonialità, che finiva però per sciogliersi subito nella commozione generale.
Il lungo viaggio come già detto, attraversò un paese ferito da numerose assenze. Tutti avevano un morto, o più di uno
da piangere, e tutti riconoscevano nella solennità pubblica una parte del proprio dolore personale.
L’itinerario del Caduto senza nome fu organizzato in modo da toccare i luoghi, fisici e ideali, dell’identità italiana:
Venezia, dove una barca lo trasportò attraverso il Canal Grande, Bologna e Firenze. La Salma giunse infine a Roma il
2 novembre, Giorno dei Morti, e fu scortata a piedi dal re fino alla vicina Basilica di Santa Maria degli Angeli. Di qui
il 4 novembre, terzo anniversario della Vittoria, un solenne corteo si mosse fino a Piazza Venezia. Giunto il feretro
ai piedi del Monumento Vittoriano, un garibaldino reduce di Mentana intonò alla tromba l’attenti, poi, nel silenzio la
bara fu alzata e portata al Sacello, ricavato ai piedi della statua della Dea Roma.
Nulla fu lasciato al caso, e dell’intera cerimonia fu girato anche un filmato muto, Gloria-Apoteosi di un Soldato Ignoto.
Il contesto di Bandiere e di reparti schierati, così come il corteo d’onore di mutilati e di Medaglie d’Oro, stava a
ricordare come si trattasse di un caduto in una guerra vinta, e che la sua tumulazione ai piedi della statua del re che
aveva fatto l’Unità d’Italia sanciva la conclusione di quello sforzo. Eppure nulla riuscì a scalfire il clima sospeso, quasi
atemporale dell’intera scena. Lungi da essere il culmine di un processo storico compiuto, l’inumazione del Soldato
Ignoto, come era allora chiamato prima che si diffondesse il termine “Milite”, fu piuttosto il principio di un nuovo
percorso. Il Novecento, il tempo delle guerre mondiali, delle “idee assassine” e del “suicidio dell’Europa” aveva
compiuto il proprio tragico debutto, e avrebbe proseguito il suo cammino. Prima di rivelarsi come “il secolo delle

