Page 147 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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Russia e TeRRiToRi dell'ex-unione sovieTica 143
RUSSIA E TERRITORI
DELL’EX-UNIONE SOVIETICA
INTRODUZIONE STORICA
caduti italiani nel territorio dell’ex-Unione Sovietica vi sono giunti al termine di disparate vicende, ma in massima
parte riconducibili al Secondo conflitto mondiale.
I I caduti della Guerra di Crimea, cui il Regno di Sardegna partecipò dal 1854 al 1855, furono oltre 2.000, per lo
più vittima di epidemie di colera e di malattie respiratorie, e furono in massima parte inumati in cimiteri di guerra, oggi
quasi tutti scomparsi in seguito agli eventi successivi.
Durante la Grande Guerra un numero molto rilevante di prigionieri di guerra austro-ungarici di lingua italiana fu
catturato dai russi nel 1914. Divenuti cittadini, o più esattamente “sudditi”, italiani nel 1918, essi erano già dal 1915
affidati alle cure di una missione militare italiana. A causa della guerra essi poterono rimpatriare solo nel 1920-21,
e durante la loro permanenza in terra russa dovettero lamentare la morte di alcune centinaia di unità, seppellite in
massima parte nei cimiteri di Tambov e Kirsanov, nei pressi dei maggiori campi dove vennero tenuti, dove ancora
si trovano.
Alcune sepolture si trovano a Krasnojarsk, nella Siberia centrale, dove un contingente italiano ebbe brevemente sede,
ed altre ancora a Murmansk, dove un altro operò nel periodo della guerra civile russa. Eventi lontani, oggi quasi
dimenticati, che non hanno lasciato sul posto segni visibili.
Paradossalmente, visibile è invece la sepoltura dell’unico militare italiano sepolto in Finlandia: un volontario caduto
durante la Guerra d’Inverno del 1939 e sepolto con gli onori militari nel Cimitero Militare di Helsinki.
Come già detto la maggior parte dei caduti italiani in Russia è però riconducibile agli eventi del 1941-43. La campagna
italiana in Unione Sovietica, conosciuta come Campagna di Russia benché si sia svolta in larga parte in Ucraina, ebbe
inizio alla fine del 1941, con l’invio in Russia del CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) al comando del generale
Giovanni Messe, poi ampliato l’anno seguente in una Armata, la 8ª, battezzata ARMIR (Armata Italiana in Russia).
Le due unità presero parte alla fase vittoriosa della avanzata, culminata nel 1942 nel raggiungimento del fronte del Don.
Schierata a nord del settore di Stalingrado, l’ARMIR riuscì a respingere nel dicembre 1942 una prima controffensiva
russa ma dovette soggiacere alla seconda grande offensiva del gennaio seguente, l’operazione Urano.
Costretta a retrocedere per il cedimento del fronte e per sfuggire al tentativo di accerchiamento da parte delle forze
sovietiche, l’Armata italiana iniziò una penosa anabasi verso ovest, nel corso della quale le unità andarono perdendo
contatto fra loro e vennero sopraffatte dal nemico preponderante.
Con scarsissimi mezzi di trasporto, privi o quasi di mezzi anticarro, i reparti italiani riuscirono solo in parte a raggiungere
le nuove linee di difesa dopo aver infranto a Nikolajewka e Arzubovka gli ultimi sbarramenti nemici.

