Page 150 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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                     l Commissariato Generale Onoranze ai Caduti in Guerra, sotto la tutela del Gabinetto del Ministro della Difesa
                     ed in fattiva collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, ha sempre tentato di promuovere iniziative
               I per ottenere dalle Autorità dell’ex Unione Sovietica l’autorizzazione ad effettuare ricognizioni tecniche nelle
               aree dove, dalla documentazione custodita agli atti, furono allestiti i nostri Cimiteri Campali Militari. Negli anni che
               vanno dal 1990 ad oggi il Commissariato per le Onoranze Caduti in Guerra ha avviato ogni possibile iniziativa, senza
               tralasciare gli altri compiti di istituto, nella ricerca dei nostri militari scomparsi sul fronte russo, indirizzando i propri
               sforzi al rimpatrio delle salme dei soldati sepolti nei cimiteri campali allestiti dai cappellani militari, e all’erezione
               di cippi ricordo in prossimità dei campi dove morirono e furono sepolti i soldati italiani i cui resti oggi non sono
               riconoscibili. In concomitanza a queste attività è stata poi iniziata l’acquisizione di ogni possibile documentazione
               in possesso delle Autorità russe riguardante i prigionieri di guerra italiani, parte integrante del processo di recupero
               anche della memoria storica della prigionia.


               Il nuovo corso instauratosi in Russia per merito del presidente Gorbaciov consentì un dialogo più franco e più
               comprensivo con quelle Autorità governative e fin dal 1990 iniziarono i primi contatti per vedere quale soluzione
               poteva darsi al problema delle sepolture dei nostri Caduti.
               Il Commissariato Generale Onoranze ai Caduti in Guerra, nella persona del suo Commissario Generale, affiancò
               costantemente gli incontri a livello diplomatico e governativo. Inizialmente, la richiesta italiana di rimpatrio dei Resti
               dei nostri soldati sepolti nei cimiteri campali fu accolta solo per un’unica simbolica Salma.
               Il 2 dicembre 1990, quindi, venivano restituite all’Italia le prime Spoglie di un nostro Soldato “Ignoto” morto sul
               fronte russo nel lontano 1942. Dopo aver ricevuto a Mosca gli onori militari da parte di un reparto dell’Armata
               Rossa, l’urna contenente i Resti mortali del nostro connazionale, veniva accolta solennemente a Redipuglia (Gorizia)
               dal Presidente della Repubblica Cossiga e dalle più alte Autorità civili e militari ed in seguito tumulata nel Tempio di
               Cargnacco (Udine) dedicato ai Caduti del CSIR e dell’ARMIR.
               Il ritorno delle Spoglie di un solo Caduto non aveva soddisfatto l’opinione pubblica, in particolare aveva acceso ancor
               di più il desiderio dei familiari dei Caduti interra di Russia dei quali si conosceva esattamente il cimitero e la posizione
               della tomba grazie agli elenchi ed alle mappe redatte, a suo tempo, dai Cappellani militari. Pertanto il Commissariato
               Generale continuò con perseveranza la sua opera di convincimento degli interlocutori russi affinché si arrivasse al
               rimpatrio di tutti i Resti mortali recuperabili.


               A coronamento di questi sforzi, nell’aprile 1991, fu stipulato un accordo tra il Governo italiano e quello dell’ex
               Unione Sovietica per l’esumazione di tutti i Caduti sepolti nei cimiteri campali italiani situati nel territorio dell’ex
               URSS. Successivamente similari accordi furono stipulati anche con il Ministero della Difesa bielorusso (1993) e con
               la Repubblica dell’Ucraina (1993 e 2000). Attualmente è in corso una intesa analoga con la repubblica del Kazakistan.
               La localizzazione delle aree di sepoltura, iniziata fin dal 1989, fu affidata ad una delegazione di rappresentanti del
               Commissariato Generale Onoranze ai Caduti in Guerra e dell’Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia (U.N.I.R.R.),
               che in due successive ricognizioni riuscì a localizzare trentadue cimiteri. La campagna di ricerche è proseguita negli
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