Page 153 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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Russia e TeRRiToRi dell'ex-unione sovieTica                            149







                                                               uCraina


                       iù complessa la situazione delle sepolture e dei monumenti nella Repubblica Ucraina. In territorio ucraino si
                       svolse infatti gran parte del ciclo operativo del CSIR nel 1941-42 e vi furono realizzati numerosi cimiteri di
               P guerra, poi in gran parte smantellati dopo la guerra.
               Ad oggi nel Cimitero di Guerra tedesco di Kiev-Askoldowa Mogila, nella regione di Kiev riposano ancora i resti
               di ventitré soldati italiani. Le salme sono state portate in loco a seguito dell’esumazione nel 2016 da un precedente
               cimitero ora dismesso. A seguito di un accordo con le autorità tedesche è stata realizzata una stele con i nomi dei
               caduti italiani.
               Altri due siti sono invece attualmente inaccessibili, quello di Kadikoi-Balaklava in Crimea che custodisce, i resti dei
               caduti italiani nella Guerra di Crimea, e quello del Cimitero Internazionale di Lydiyevka nella regione di Donetsk,
               il  primo  a  causa  della  annessione  alla  Russia  della  Repubblica  autonoma  di  Crimea,  non  riconosciuta  sul  piano
               internazionale, il secondo a causa del grave perturbamento dell’area dell’Ucraina orientale nelle provincie di Luhansk
               e Donetsk.




                                        aCQuisizione dei doCuMenti dei Prigionieri


                       er quanto riguarda l’acquisizione dei documenti relativi ai prigionieri di guerra italiani catturati dall’esercito
                       sovietico, il Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra è stato il primo organismo ufficiale ad aver
               P avuto accesso agli archivi dell’ex NKVD alias KGB. Fin dal 1991 un suo incaricato, già prigioniero di guerra
               in Unione Sovietica e buon conoscitore della lingua russa, poté fotografare centinaia di schede intestate a prigionieri
               italiani ed i registri con le annotazioni dei decessi avvenuti nei lager. Successivamente sono stati presi accordi affinché
               tali ricerche venissero compiute dagli stessi russi e i risultati comunicati. In diverse riprese sono stati consegnati, al
               Commissariato Generale, gli elenchi con le generalità di 63.000 prigionieri di guerra italiani che, a suo tempo, furono
               censiti nei lager. Si riferiscono a circa 40.000 prigionieri deceduti, 21.000 prigionieri rimpatriati e 2.000 segnalazioni
               non classificabili.
               Una volta in possesso di questi documenti la prima preoccupazione è stata quella di provvedere alla traslitterazione dei
               cognomi dal cirillico ed alla traduzione degli altri dati, affidandosi in parte a propri incaricati ed in parte a reduci dalla
               prigionia di Russia. Lo scopo indifferibile era quello di comunicare alle famiglie interessate la notizia documentata
               della morte del loro congiunto, sciogliendo così un interrogativo che durava da cinquant’anni. L’identificazione e
               l’accertamento del decesso sono avvenuti con la collaborazione della 7ª Divisione “Albo d’Oro” della Direzione
               Generale della Leva, che ha provveduto agli ulteriori adempimenti anche di natura giuridica.
               Il lavoro ha presentato notevoli difficoltà. Infatti una buona parte dei nominativi segnalati non trova corrispondenza
               con quelli censiti nell’archivio dei dispersi tenuto dall’Albo d’Oro perché, evidentemente, annotati male all’origine e poi
               modificati durante varie trascrizioni subite prima di arrivare allo schedario di Mosca, tuttora compilato a mano. Sono
               stati identificati con sicurezza solo circa 24.000 prigionieri morti rispetto ai 40.000 segnalati nella documentazione russa.
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