Page 157 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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AFRICA SETTENTRIONALE
INTRODUZIONE STORICA
la guerra di liBia
el 1911 il Regno d’Italia entrò in conflitto con l’Impero ottomano per il controllo delle provincie
africane di Tripolitania e Cirenaica. I due territori erano infatti sotto la sovranità del Sultano ma non
N avevano contiguità territoriale con il resto dell’Impero Ottomano che vi esercitava un incerto controllo
con poche guarnigioni costiere.
La comunità italiana, concentrata a Tripoli e Bengasi, era piuttosto numerosa e gli investimenti, soprattutto del
banco di Roma, si erano accresciuti dall’inizio del secolo. La debolezza del controllo ottomano, unitamente alla
turbolenza delle tribù dell’interno, e soprattutto al pericolo che un’altra potenza europea potesse intervenire,
spinsero il governo di Giovanni Giolitti a richiedere a Costantinopoli una forma di condomino sulla regione che,
fatta salva la sovranità nominale del sultano, trasferisse all’Italia l’effettivo controllo della regione.
Il rifiuto ottomano causò l’apertura delle ostilità, iniziate con la presa di Tripoli nel 1911 e chiusa in seguito allo
sbarco italiano a Rodi e nel Dodecanneso nel 1912.
Le difficili operazioni, contrastate soprattutto dalle popolazioni libiche più che dalle poche migliaia di soldati
ottomani, avevano causato circa 4.000 perdite, ma l’effettivo dominio italiano si estendeva poco oltre la fascia
costiera. Per l’effettiva conquista dell’intero territorio libico fu necessario un ulteriore ciclo operativo, interrotto
dalla Grande Guerra nel 1915, quando il Regio Esercito fu in massima parte trasferito alla frontiera nord-orientale.
Durante tutto il conflitto il controllo italiano si restrinse, in seguito ad un drammatico ripiegamento, alle città di
Tripoli, Zuara, Bengasi, Tobruch e Homs. Alla fine della guerra, dopo un tentativo di negoziare un accordo con gli
insorti, le operazioni di occupazione furono riprese nel 1922 protraendosi fino al 1931, e conoscendo, soprattutto
in Cirenaica, punte di notevole brutalità, che da parte italiana giunsero fino alla deportazione in campi di parte
della popolazione nomade della regione, in condizioni molto dure e alla stesa di un reticolato lungo l’intero
confine egiziano.
Complessivamente, durante il periodo compreso tra il 1911 ed il 1939, sono caduti in Libia 8.898 effettivi delle
Forze Armate italiane, 3.050 dei quali erano Ascari eritrei.

