Page 159 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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tentò una ulteriore offensiva contro lo sbarramento di El Alamein, ma stavolta il ristretto spazio di manovra e la
stanchezza delle truppe impedirono lo sfondamento.
Un secondo tentativo fu fatto ai primi di settembre, ma ancora una volta le truppe italo-tedesche furono respinte al
termine di durissimi combattimenti.
Rommel avrebbe voluto ritirare a questo punto l’armata per accorciarne le linee logistiche, ma da Roma a Berlino giunse
ordine di tenere la posizione. Arrivarono nelle settimane seguenti alcuni rinforzi, fra cui la Divisione paracadutisti
Folgore.
Il 23 ottobre 1942 fu l’8ª Armata britannica a sferrare una grande azione offensiva, concomitante all’imminente
sbarco anglo-americano nell’Africa francese. I combattimenti si protrassero per 13 giorni e terminarono con la ritirata
delle forze italo-tedesche verso la Libia e la cattura da parte britannica di 22.000 prigionieri.
I resti delle forze italo-tedesche ripiegarono oltre il confine tunisino il 3 febbraio 1943, riunendosi ai reparti sbarcati
nelle settimane precedenti per prevenire l’occupazione del paese da parte delle forze anglo-statunitensi, sbarcate l’8
novembre in Algeria e Marocco.
Tali reparti, al comando del generale Jurgen Von Arnim, comprendevano due divisioni tedesche, le Divisioni Superga
e Centauro ed altri Reparti, fra cui il Reggimento di Fanteria di Marina S. Marco e quello Arditi Distruttori della Regia
Aeronautica.
Unite ai reparti giunti dalla Libia, tali forze furono riunite nella 1ª Armata, schierata a sud contro i britannici, e la 5ª
Armata schierata a nord contro gli anglo-americani. Il feldmaresciallo Rommel fu nominato comandante delle due
armate, venendo sostituito nel comando della 1ª dal generale italiano Giovanni Messe.
Al comando di Rommel truppe italo-tedesche della 5ª Armata, con un’improvvisa azione, riuscirono a sorprendere
un corpo d’armata statunitense provocandogli gravi perdite fra Sidi Bou e Kasserine. Una successiva operazione sul
fronte sud una settimana dopo non ebbe il medesimo successo, e da allora l’iniziativa passò decisamente in mano
alleata. Lo stesso Rommel, malato, chiese di essere rimpatriato. Gli successe nel comando il generale Von Arnim.
Dal 16 al 30 marzo 1943, la 1ª Armata respinse l’8ª Armata britannica sulla linea del Mareth per poi ripiegare sulle
posizioni di Enfidaville e respingere qui un ulteriore attacco.
La situazione delle forze italo-tedesche diveniva però sempre più precaria per il mancato afflusso dei rifornimenti
attraverso il Mediterraneo, ormai completamente dominato dalle forze aeronavali alleate e per la crescente pressione
anglo-americana.
Il 6 maggio fu travolta la resistenza della 5ª Armata di Von Arnim che ripiegò fino a Tunisi, arrendendosi il giorno 11.
Il 13 maggio anche la 1ª Armata si arrese, cessava così l’ultima resistenza italiana in terra d’Africa.
Dal settembre 1940 al maggio 1943, nel corso delle operazioni militari in Africa Settentrionale, caddero 22.569 italiani,
21.994 tedeschi, 51.976 alleati. A questi si devono aggiungere, per l’Italia, circa 27.000 tra aviatori dell’Aeronautica
Militare e marinai della Marina Militare e Mercantile scomparsi in mare.
Le navi affondate, di cui ancora oggi il Mediterraneo è costellato, come i velivoli precipitati in mare, costituiscono
oggi giuridicamente altrettanti Sacrari, che si aggiungono a quanti sono stati costruiti sulla terraferma per custodire le
salme dei caduti.

