Page 53 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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Europa CEntralE E oriEntalE                                      49






                                             EUROPA CENTRALE


                                                    E ORIENTALE










                                                INTRODUZIONE STORICA





                                                        la grande guerra


                          ei secoli XIX e XX numerose volte soldati italiani sono stati coinvolti nelle vicende dei paesi fra il Reno e la
                          Vistola, prima ancora che l’Italia fosse nazione. I primi furono quelli arruolati nelle armate di Napoleone,
               N che vi combatterono, seguendo il cammino della Grande Armata, da Austerlitz a Friedland, da Borodino
               fino a Lipsia. Stime accurate hanno fatto ascendere a circa 60.000 il numero di italiani caduti nelle varie campagne
               fra il 1805 e il 1814, ma le loro tombe non furono mai riunite in cimiteri, come del resto quelle degli altri caduti.
               Secondo l’uso dell’epoca i soldati erano seppelliti per lo più in fosse comuni, e solo agli ufficiali più alti era riservata la
               tumulazione nella chiesa più vicina. Di loro rimane soltanto qualche iscrizione sui monumenti che ricordano i luoghi
               delle loro battaglie.
               Altri italiani combatterono in Europa Orientale nel 1830 e poi nuovamente nel 1863, durante le grandi insurrezioni
               polacche contro la Russia. Guidati la prima volta da Gerolamo Ramorino e poi da Francesco Nullo, già eroe dell’impresa
               dei Mille, morirono a decine in entrambi gli sfortunati conflitti, ma ancora una volta le sepolture non sono note, e di
               loro rimangono solo le lapidi che a Varsavia ricordano il loro contributo alla libertà polacca.
               Sarebbe trascorso oltre un cinquantennio prima che altri soldati italiani tornassero in quelle terre. I primi furono i
               prigionieri di guerra catturati dagli austriaci sul fronte italiano nel 1915, raggiunti poi dalle molte decine di migliaia
               presi nell’anno seguente, soprattutto in seguito all’offensiva primaverile del maggio 1916, rimasta poi nota come
               Strafexpedition.
               L’offensiva aveva infatti sorpreso lo schieramento italiano impreparato, e aveva portato nel settore fra Arsiero e
               Asiago, dilagando fin quasi a ridosso di Vicenza. Il Regio Esercito riuscì a prezzo di feroci combattimenti a richiudere
               la falla nel mese seguente, ma circa 50.000 uomini furono catturati e avviati ai campi di prigionia, seguiti da altri 10.000
               presi nelle operazioni successive.
               La situazione dell’Impero Austro-ungarico non era già allora delle più facili. In difficoltà già all’inizio della guerra sia
               sul fronte balcanico dai serbi che su quello orientale dai russi, esso era riuscito, con l’aiuto tedesco, a limitare i danni e
               a riprendere l’iniziativa, ma l’ingresso in guerra dell’Italia nel 1915 lo costringeva a dare fondo a tutte le risorse.
               I prigionieri vennero dispersi in numerosi campi, per lo più nella parte orientale e centrale dell’Impero. Gli ufficiali
               ebbero condizioni sostanzialmente accettabili e i soldati adibiti a lavori agricoli, per sopperire alla mancanza di braccia
               dell’economia, largamente agraria, dell’impero asburgico.
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