Page 58 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               sotto copertura, con un falso passaporto, assumendo il nome di Giuseppe de Piozzo , Agostino Petitti –
               Bagliani di Roreto, che era stato nel 1849 con La Marmora a domare l’insurrezione nel capoluogo ligure,
               Paolo di Sanrobert e Genova Thaon di Revel. Quest’ultimo fu alla fine preferito perché, oltre a possede-
               re, come gli altri ufficiali, le conoscenze militari per fornire un quadro preciso dell’esercito asburgico,
               poteva meglio giustificare la propria presenza nella capitale imperiale dal momento che il fratello Adria-
               no rappresentava in quella sede, come Ministro plenipotenziario, il governo degli Stati Sardi. Non ultimo
               parlava con proprietà la lingua tedesca.
                  Poteva così apparire del tutto naturale che un nobile ufficiale piemontese desiderasse trascorrere
               qualche tempo nella metropoli di Vienna, anziché condurre la vita di guarnigione nella piccola e uggiosa
               Venaria Reale. L’illustre casato dei Revel inoltre non era certo sconosciuto alla Corte austriaca. Si può
               ricordare che anni prima, nel marzo 1821, il padre del giovane Genova, Ignazio Isidoro, quando era
               luogotenente generale del Regno di Sardegna, aveva inviato una lettera al cancelliere Metternich perché
               intercedesse con l’imperatore Francesco I d’Asburgo a favore di Silvio Pellico condannato dal tribunale
               del Lombardo – Veneto a quindici anni di carcere duro nel processo contro la setta dei Federati. Dall’im-
               peratore austriaco ricevette un prevedibile diniego, ma anche l’attestato di stima e di alta considerazione
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               da parte del Metternich.
                  Dunque, avvantaggiato da queste circostanze, Genova fu scelto per svolgere il delicato incarico di
               studio dell’organizzazione dell’esercito imperiale e di attento esame della situazione politica. La missio-
               ne ideata e coordinata dal ministro della Guerra rimase, almeno inizialmente, davvero riservata e segreta
               anche negli ambienti militari più vicini agli ufficiali selezionati. Infatti, in una lettera scritta a Govone da
               Vienna nel febbraio del 1851, (della cui datazione tratteremo in seguito), dopo aver parlato lungamente
               dell’esercito austriaco e aver riferito anche dettagli di poco conto, come l’Artiglieria imperiale avrebbe
               adottato lo shakò, mentre gli Jaeger avevano ottenuto di mantenere il loro caratteristico copricapo, con-
               fessava una certa perplessità sul silenzio che copriva la loro missione, anche se tutto sommato finiva per
               sentirsi gratificato proprio da quel mistero:
                     “Nessuna notizia particolare di noi. Parmi aver letto nella Gazzetta [Gazzetta Piemontese] che eri
                     rientrato in servizio attivo. So intanto di seconda mano che Lamarmora interpellato da uno dei miei
                     camerati sulla mia lunga assenza rispose, Lasciatelo tranquillo, si occupa per noi. Non mi stupireb-
                     be quindi che rimanessimo entrambi lungi dai nostri corpi, senza che questo ne abbia nessuna indi-
                     cazione ufficiale. Per conto mio non me ne curo, e nulla scrissi mai in tal proposito ai miei superiori,
                     credendo inutile, superfluo e forse nociva, una comunicazione che arriverebbe tardiva come confi-
                     denza, e d’altronde spiacerebbe molto al nostro capo. Nel buio in cui ci lasciano, volli ciò scriverti

               4   «Il 27 novembre 1849, secondo il suo stato di servizio, Giuseppe Govone entrò in aspettativa per motivi di famiglia. In realtà la
                   famiglia non c’entrava: il Nostro partì per Vienna, con un passaporto falso, ancora a nome ing. Giuseppe de Piozzo, come quando
                   era andato a Livorno». Cfr. Marco Scardigli, Lo scrittoio del generale. La romanzesca epopea risorgimentale del generale Govone,
                   Utet, Torino, 2006, p.130 -132. Secondo Scardigli, Govone fu invitato a compiere la missione per evitare conseguenze disciplinari
                   per le sue critiche all’esercito e a Carlo Alberto. Il 31 luglio 1850 ottenne dal fratello di Genova, Adriano Thaon di Revel, un regolare
                   lasciapassare intestato a Giuseppe Govone de Piozzo. Cfr. Museo Nazionale del Risorgimento Torino, (MNRT), Archivio del generale
                   Govone, Cart. 9, busta 1, n. 4.
               5   «Signor Conte, geloso di corrispondere alla fiducia che mi avete dimostrata coll’invitarmi a sollecitare la clemenza dell’Imperatore
                   a favore del signor Silvio Pellico, condannato a 15 anni di carcere, mi feci premura di sottoporre a Sua Maestà la lettera che V.E.
                   mi fece l’onore di scrivermi il 6 marzo, onde S.M. fosse in grado di apprezzare, essa stessa, i motivi che vi avevano indotto a tale
                   raccomandazione. La decisione che mi proviene dall’Imperatore è concepita nei seguenti termini. «Voi risponderete al signor Conte
                   Thaon di Revel, che la tranquillità dei miei Stati, e quella dell’Italia in generale, non mi permettono di usare maggior clemenza verso
                   i Carbonari, i quali furono giudicati colpevoli dai nostri tribunali di giustizia». Mi duole sinceramente, signor Conte, che non mi sia
                   concesso di parteciparvi una decisione più conforme ai vostri voti. Oso almeno sperare, che riconoscerete dalla mia premura a fare in
                   vostro favore del vostro protetto un passo completamente al di fuori dal cerchio delle mie attribuzioni, la più convincente prova del
                   mio sincero desiderio di obbligarvi. Colgo quest’occasione per rinnovarvi, signor Conte, l’assicurazione dell’alta considerazione colla
                   quale ho l’onore di essere signor Conte Vostro umil.mo e obb.mo servo. Metternich, Vienna 14 aprile 1822». Cfr. Genova Thaon di
                   Revel, Silvio Pellico e Metternich, in «La Rassegna Nazionale», cit., fasc.16 ottobre 1900, p.812.
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