Page 57 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Missione a Vienna 1850 -1853                                    57











                        Ouvrez les yeux et tendez les oreilles.
                       I       l 9 gennaio 1850, dopo lo storico proclama di Moncalieri, la Camera dei Deputati a Torino ap-

                               provò con 112 voti a favore e 17 contrari il trattato di pace con l’Austria.
                               Placata in tal modo la bufera seguita alla sconfitta nella guerra, il Regno di Sardegna riprendeva
                               il suo cammino con l’obiettivo, mai abbandonato, di prepararsi a un nuovo conflitto contro l’Au-
                               stria. In questa prospettiva diveniva centrale il ruolo del ministero della Guerra e della Marina
                        che fu affidato, già nel novembre 1849, a Alfonso La Marmora, dopo una breve permanenza di Eusebio
                        Bava. Promosso tenente generale nell’aprile, anche per la capacità dimostrata nella repressione dell’in-
                        surrezione di Genova, La Marmora ricoprì, di fatto, la carica di ministro per un decennio fino al gennaio
                        1860, con la sola interruzione del comando del Corpo di Spedizione in Crimea.
                           Fu lui dunque che mise mano alla profonda riforma dell’esercito sabaudo, trasformandolo tra il 1850
                        e il 1857 in «un solido strumento di guerra, certamente il migliore degli eserciti degli stati italiani (…)
                        forte d’una gloriosa tradizione, d’una solida disciplina e animato da uno schietto sentimento patriotti-
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                        co».
                           Aveva intuito, prima di molti altri in Italia, che la vittoria in un conflitto presupponesse certamente
                        valore, fedeltà e spirito di sacrificio da parte dei soldati e degli ufficiali, ma poggiasse principalmente
                        sull’istruzione e sull’organizzazione dell’esercito, sulla saldezza della nazione e anche su un efficiente
                        servizio di intelligence.  Un’attività, quella informativa, ancora allo stato embrionale, intesa allora come
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                        una preliminare ricognizione sul terreno dello scontro, piuttosto che come vera e propria azione di rac-
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                        colta e trasmissione d’informazioni strategiche.
                           L’intento che si pose il ministro fu di inviare a Vienna, il cuore del potere del nemico, alcuni fidati
                        ufficiali piemontesi, senza nessun incarico formale e dichiarato, ma con uno scopo ben preciso: racco-
                        gliere informazioni sulla consistenza, sugli armamenti e sul dislocamento dell’esercito asburgico, ma
                        fornire anche un quadro fedele della situazione politica e sociale del paese. Queste ultime indicazioni
                        erano ritenute di grande interesse perché, nel mosaico delle popolazioni che componevano l’impero,
                        affioravano tensioni e contrasti che alla lunga avrebbero potuto incrinare anche la saldezza dell’esercito.
                        In quel momento inoltre sotto gli occhi di tutte le cancellerie europee si era aperta la crisi diplomatica
                        tra l’Austria e la Prussia che aspirava a sostituire l’impero asburgico nella guida delle popolazioni tede-
                        sche, per cui anche Berlino diventava una destinazione strategica. La controversia si concluse, come è
                        noto, con il trattato o meglio, come venne definito da parte prussiana, con l’umiliazione di Olmütz il 29
                        novembre 1850.
                           La Marmora decise quindi di selezionare alcuni dei suoi migliori collaboratori nell’arma di Artiglie-
                        ria, quella che conosceva meglio, per inviarli a Berlino e a Vienna.
                           La rosa dei candidati si restrinse a quattro persone: il capitano Giuseppe Govone che partì addirittura

                        1   Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento. Guerre e insurrezioni, Einaudi, Torino, 1962, p. 577.
                        2   Sulla genesi e l’organizzazione dei servizi di informazione militare molte notizie si trovano nel libro di Andrea Vento In silenzio gioite
                           e soffrite. Storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra fredda, Il Saggiatore, Milano, 2010.
                        3   In questo fu un innovatore e diramò, qualche tempo dopo gli eventi di cui stiamo parlando, nell’aprile del 1855, probabilmente proprio
                           sull’esperienza maturata nei primi anni del suo ministero, una Breve istruzione sul Servizio degli Ufficiali del Corpo Reale di Stato
                           Maggiore in tempo di guerra redatta per cura del Corpo Reale di Stato Maggiore ed approvata dal Ministero della Guerra, conosciuta
                           successivamente come Istruzione La Marmora, Cfr. Maria Gabriella Pasqualini, Carte segrete dell’intelligence italiana, [S. l. : s.n.]
                           Roma, 2006, p. 16 – 19.
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