Page 29 - Inventario del fondo H-4 - Commissione d'inchiesta - Caporetto
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IntroduzIonI                             29

              vanni e Cavaciocchi riguardavano la loro azione di comando durante l’offensiva
              austro-germanica iniziata il 24 ottobre 1917. In particolare, Montuori era accusato
              di aver agito con eccessivo indugio, causando la perdita di unità sul Tagliamento
              e le Prealpi Carniche, Bongiovanni di passività e di non aver seriemente tentato di
              ostacolare la manovra nemica, Cavaciocchi infine era accusato di non aver saputo
              tenere i contatti con il VII Corpo d’armata, mentre il XXVII Corpo d’armata di
              Badoglio non era neanche menzionato.
                 La commissione alla fine individuò proprio in Cadorna il maggiore responsabi-
              le del disastro, pur riconoscendogli il merito di “avere strategicamente ben guidato
              l’esercito nel difficilissimo ripiegamento dall’Isonzo al Piave” e addebitava al
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              governo Boselli la mancata “alta azione di vigilanza e di controllo sulle condizioni
              morali dell’Esercito” .
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                 La pubblicazione della relazione finale della Commissione d’Inchiesta nell’e-
              state 1919 aprì un ampio dibattito politico, ampiamente ricostruito da Rochat .
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              La relazione, infatti, causò un aspro confronto nella stampa nazionale dell’epoca
              tra i vari schieramenti politici, principalmente tra i giolittiani ed ex neutralisti da
              una parte e gli interventisti e nazionalisti dall’altra. Al dibattito presero parte an-
              che i socialisti, i cattolico-popolari e le altre forze allora emergenti. I giolittiani,
              volendo uscire dall’isolamento politico in cui erano tenuti, cercarono per primi
              di utilizzare i risultati raggiunti dalla commissione che individuava le principa-
              li responsabilità nell’azione di Cadorna e Capello. Essi, infatti, attraverso i loro
              organi di stampa, cercarono di gettare tutte le colpe su Salandra e sull’ex capo di
              stato maggiore che aveva chiesto troppi sacrifici alle truppe, senza però arrivare
              a criticare la struttura militare nel suo complesso . Per i socialisti invece la pub-
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              blicazione della relazione fu l’occasione per attaccare l’esercito, strumento dello
              stato borghese e condannare la guerra imperialista, secondo la teoria leninista, ma
              senza proporre un’alternativa valida, anche in senso rivoluzionario e rinunciando
              a qualsiasi  prospettiva di riforma dello strumento militare in senso democratico .
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              I cattolici-popolari non presero una posizione netta sulla relazione della commis-
              sione, volendo far dimenticare le loro posizioni neutraliste iniziali, finirono per
              avvallare in modo acritico la vittoria e le gerarchie militari . Le maggiori critiche
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              alla relazione vennero, invece, dai nazionalisti e dai liberali di destra, che, tramite
              i loro organi di stampa, soprattutto «Il Corriere della Sera» e «L’Idea nazionale»,
              criticarono la condanna di Cadorna fatta dalla commissione, perché, secondo loro,

              75  Ibid., p. 556
              76  Ibidem.
              77  G. roCHat, L’Esercito italiano da Vittorio veneto a Mussolini … cit. , pp. 67-119.
              78  Ibid., pp. 74-75.
              79  Ibid., pp. 75-82.
              80  Ibid., pp. 82-84.
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