Page 30 - Inventario del fondo H-4 - Commissione d'inchiesta - Caporetto
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30 InventarIo del fondo H-4 • CommIssIone d’InCHIesta – Caporetto
era un atto di accusa contro l’esercito e un tentativo di diminuzione della vittoria
italiana, che consideravano già una “Vittoria mutilata” . A quella posizione si alli-
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nearono i fascisti, che inizialmente, tramite la rivista «Il Dovere», diretta da Giulio
Douhet , si dimostrarono favorevoli ai risultati della relazione della commissione
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e critici verso le gerarchie militari, e gli interventisti democritici che però vede-
vano in Diaz la figura di condottiero militare ideale . Solo Gaetano Salvemini si
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discostava da quella linea, nel giornale «L’Unità», vedeva nella relazione della
commissione una possibilità per avviare ampie riforme delle istituzioni militari, in
senso democratico . Nitti, presidente del consiglio dal 23 giugno 1919, ereditava
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l’ingombrante questione della commissione su Caporetto che, come nel caso della
smobilitazione dell’esercito e dell’amnistia per i renitenti e disertori, intendeva
liquidare il più presto possibile, prima di dare inizio all’opera di ricostruzione.
Dopo aver fatto stampare i tre volumi della relazione della commissione, all’ini-
zio del settembre 1919 annunciava di volere aprire la discussione sul l’operato di
quest’ultima . Prima di procedere alla discussione in parlamento, il consiglio dei
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ministri emanava una serie di provvedimenti a carico di quei generali che proprio
la commissione aveva individuato come i maggiori responsabili del disastro, al-
meno dal punto di vista morale. I generali Cadorna, Porro, Capello e Cavaciocchi
furono collocati a riposo, i generali Montuori, Bongiovanni e Boccacci furono
messi a disposizione mentre il generale Badoglio anche questa volta non veniva
toccato. Inoltre il generale Roberto Brusati era riabilitato. Con quei provvedimen-
ti, “veniva ufficialmente sancito che la responsabilità della sconfitta era di alcuni
generali, nominativamente indicati e puniti, non quindi del governo e neppure
dell’organismo militare in sè” . Era sostanzialmente una manovra per limitare
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che le discussioni alla camera prendessero una piega pericolosa e coinvolgessero
i vertici militari in quanto tali. Dopo che le polemiche sulla stampa nazionale
diminuirono, il 6 settembre 1919, Nitti e Albricci diedero inizio al dibattito alla
camera sull’attività svolta dalla Commissione d’Inchiesta. L’atmosfera era più se-
rena, ormai l’opinione pubblica era proiettata verso la ricostruzione post-bellica. Il
dibattito parlamentare si volse, tra il 9 e il 13 settembre, senza particolari contrasti
e si concluse con l’approvazione, quasi unanime, da parte di tutte le forze politi-
che, eccettuati i socialisti, di un ordine del giorno di riconoscenza verso l’Esercito.
Nitti in un’atmosfera di concordia nazionale, presto guastata dai fatti di Fiume, era
riuscito ad evitare polemiche ma a caro prezzo, rinunziando a qualsiasi riforma
81 Ibid., pp. 84-91.
82 Ibid., pp. 100-103.
83 Ibid., pp. 91-95.
84 Ibid., pp. 104-106.
85 Ibid., pp. 106-119.
86 Ibid., p. 109.

