Page 25 - Inventario del fondo H-4 - Commissione d'inchiesta - Caporetto
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IntroduzIonI                             25

              del consiglio Orlando, di avere i primi risultati delle indagini, in modo da poter
              stabilire le eventuali responsabilità di quei generali che ricoprivano allora i massi-
              mi incarichi di vertice .  Il Generale Caneva, il 3 giugno, inviava la risposta al mi-
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              nistro, firmata da tutti i commissari, in cui ammetteva l’impossibilità di esprimere
              un giudizio definitivo, poiché i lavori erano in una fase iniziale, ma nello stesso
              tempo, in modo molto prudente, dichiarava che quei generali non erano, fino a
              quel momento, accusati di colpe specifiche, pur ammettendo implicitamente che
              si stava indagando su di loro, in particolare su Cadorna, Porro, Capello, Badoglio,
              Cavaciocchi e Bongiovanni .
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                 Le pressioni del governo, nella fase finale dei lavori della commissione, si
              fecero più pressanti e più esplicite, coinvolgendo soprattutto la figura del gene-
              rale Badoglio, in quel momento sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito. Ca-
              neva, il 22 febbraio 1919, decideva di convocare una seduta della commissione
              per concordare con gli altri commissari la risposta da dare al ministro della guer-
              ra, generale Caviglia . Nella seduta il presidente della commissione informava i
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              commissari presenti di come il giorno prima fosse stato urgentemente convocato
              dal ministro e sollecitato a dare una risposta sulle eventuali accuse pendenti su
              Badoglio poiché quest’ultimo era in nomina a senatore del regno. Dopo aver esa-
              minato i punti controversi, proponeva il testo della comunicazione verbale che lui
              stesso avrebbe riferito a Caviglia. Nella comunicazione, approvata all’unanimità,
              i commissari dichiaravano al ministro della guerra che non ritenevano opportuno
              esprimere un giudizio definitivo, per ragioni di mancanza del numero legale nella
              seduta, né stralciare “dal complesso dell’inchiesta la parte riguardante il generale
              Badoglio” ma, nello stesso tempo, non ritenevano possibile che il loro giudizio
              potesse influire sulla sua nomina a senatore. Secondo i commissari stessi, quella
              nomina scaturiva dai meriti militari conquistati dallo stesso Badoglio, nel 1918,
              dopo i fatti di Caporetto. I commissari inoltre consideravano il problema militare
              di Badoglio, quale comandante del XXVII Corpo d’armata nell’ottobre 1917 a
              Caporetto, di “carattere secondario”, poiché, i rilievi sollevati sul suo comporta-


              62  Lettera del ministro Zuppelli al presidente della Commissione d’Inchiesta Caneva, in data 12
                  maggio 1918, in AuSSme, fondo H-4 Commissione d’Inchiesta-Caporetto, b. 55, fasc. 936.
              63  Comunicazione dei commissari, n. 192 in data 3 giugno 1918, trasmessa con lettera di Cane-
                  va sempre del 3 giugno 1918, in AuSSme, fondo H-4 Commissione d’Inchiesta-Caporetto, b.
                  55, fasc. 936: “… Pur dovendo ancora procedere a molte altre svariate indagini sul complesso
                  delle cause degli avvenimenti, e specialmente sul contegno e la resistenza delle masse com-
                  battenti, la commissione con ogni riserva di giudizio, ritiene ad unanimità giustificata, allo
                  stato dell’inchiesta, la preoccupazione del governo di regolare in modo diverso dell’attuale la
                  eccezionale posizione di stato dei generali in questione, in quanto, in rapporto ad essi, non di-
                  fettano indizi di responsabilità”.
              64  Verbale della seduta del 22 febbraio 1919, in AuSSme, fondo H-4 Commissione d’Inchiesta-
                  Caporetto, b. 55, fasc. 938.
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