Page 368 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           a furore disumano, si lasciarono andare a spaventose rappresaglie sia contro inermi civili sia contro bande
           di patrioti.
           Di grande interesse, ancora, l’analisi della Relazione del Generale Giovanni Messe, scritta nell’aprile 1945,
           dalla cui lettura si evince chiaramente quale fosse il fine ultimo che il Comando Supremo intendeva perse-
           guire: dare al movimento di resistenza un carattere unitario, organico, su basi militari, amalgamando le varie
           tendenze e convogliando le varie iniziative verso un unico scopo: la guerra contro i nazifascisti. “Obiettivo
           complesso da raggiungere e umanamente difficile” – sottolinea l’Autrice – ma certamente conseguito, almeno fin
           dove fu possibile.
           L’opera si chiude ricordando la forma più dura, sofferta e coraggiosa di Resistenza che fu posta in essere
           dai militari italiani, quella dei prigionieri e degli internati. Senza attardarmi troppo sui risvolti giuridici circa
           i diversi status loro accordati dai nazifascisti, tutti accomunati dalla concessione di tutele minime o nulle,
           ciò che risulta di tutta evidenza è che si trattò di un vero e proprio “fatto d’arme, ma senza armi”. Come ben
           sintetizzò Claudio Sommaruga, nell’introduzione al volume “Dal lager. Lettera a Marisa” riportante il diario
           di uno dei più noti internati militari, il Sottotenente Enrico Zampetti, si trattò di “una serie di ‘NO’, ben tre:
           il primo alla collaborazione armata per Hitler, poi per Mussolini e quindi a quella civile con il lavoro volontario per il Reich
           nazista”. Tre NO! ripetuti tenacemente durante mesi, anni di internamento in condizioni terribili in cui la
           fame, il freddo, le umiliazioni flagellavano il corpo e lo spirito di questi Eroi silenziosi che seppero essere
           fedeli, sino in fondo, al loro dovere di Soldati.
           Mi avvio a concludere, affidando al lettore la valutazione sulla misura in cui siamo riusciti a conseguire
           l’intento dichiarato all’inizio di queste poche righe, consapevoli che, seppur avessimo mancato il bersaglio
           pieno, non si potrà nutrire alcun dubbio sul fatto che ogni nostra risorsa intellettuale, etica e deontologica
           è stata destinata a tale obiettivo.

                                                                         Gen. D. CC Alfonso Manzo
                                                                      Capo V Reparto Stato Maggiore Difesa













































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