Page 30 - Le Arti Marziali nel mondo Militare
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               Spesso, degli interessi sviluppati fino a diventare vere e proprie passioni, hanno dato origine a ricerche notevoli,
               che hanno contribuito in misura enorme alle conoscenze attuali. Vale un po’ per tutti i campi, dalla fisica alla
               letteratura, dalla chimica alla storia; anche quindi per le arti marziali e gli sport da combattimento, il cui
               sviluppo è dovuto a uomini che si sono impegnati nello studio di esse e nel migliorarne l’efficacia. Ma a volte
               una passione smodata per qualcosa porta fuori strada nelle proprie ricerche e impedisce di vedere la realtà in
               modo oggettivo. Si tratta spesso di una voglia incommensurabile di attestare l’eccellenza dell’argomento della
               nostra passione agli occhi degli altri, che può essere “innocente” se si limita a magnificarla con le parole, ma lo
               è decisamente meno quando si inventano delle leggende sulla base di alcuni elementi, scartando tutti gli altri, in
               maniera decisamente poco obiettiva e scientifica.
               Purtroppo capita anche nelle arti marziali.
               Da quando le arti marziali sono arrivate in Occidente, si è sempre cercato di stabilire una loro derivazione unica,
               una radice comune, il principio dalla quale esse discendono. Una sorta di creazionismo delle arti marziali, che
               di volta in volta collocava questo principio in Giappone, in Cina e infine in India [monaco] seguendo la moda
               più che un metodo scientifico: in pratica se ne fissava l’origine nel paese ritenuto di “maggiore spiritualità”.
               Ora che vengono riscoperte le arti marziali occidentali, la stessa cosa avviene in questo campo. Salvo che in
               alcuni casi, si aggiunge un sentimento di rivalsa nei confronti delle arti marziali orientali, quasi si fosse sofferto
               di un immotivato complesso di inferiorità nei loro confronti: l’esito finale è l’affermazione che le arti marziali
               orientali si sarebbero evolute a partire da quelle occidentali, le quali a loro volta avrebbero origine in Egitto o
               in Mesopotamia. I gruppi che sostengono questa tesi in genere affermano anche che sarebbe stato Alessandro
               Magno, giunto fino in India, ad “esportare” le arti marziali e come prove, a loro dire schiaccianti, additano
               alcune sculture e pitture vascolari greche che mostrano lottatori nell’atto di applicare leve o eseguire gesti che si
               ritrovano nelle arti marziali orientali, ad esempio l’aikido, che fa grande uso di leve. Questo perché i guerrieri
               che accompagnarono Alessandro erano quasi tutti esperti di pancrazio, che si sarebbe perciò diffuso tra le
               popolazioni locali. È vero che la coincidenza esiste: […] in una pittura vascolare che rappresenta un incontro di
               pugilato greco e la schivata laterale con contrattacco mi ricorda personalmente, essendo praticante di wado-ryu, il
               quarto ippon kumite, oppure l’applicazione di una delle ultime tecniche del kata kushanku. Non ritengo però
               questo sufficiente a provare una discendenza diretta di una tecnica dall’altra e non solo perché vi sono in mezzo
               secoli. La ricerca di un principio unico per tutto suona un po’, come ho già detto, come un’idea creazionista delle
               arti marziali, la ricerca di un dio che le avrebbe donate già perfettamente formate agli uomini.
               Invece a mio parere sono alcuni criteri evoluzionisti che si possono applicare molto bene alle arti marziali. In
               particolare vorrei fare un parallelo con i concetti di strutture analoghe e strutture omologhe; nell’evoluzione
               delle specie si definiscono strutture analoghe quelle somiglianze tra organismi che discendono da linee evolutive
               differenti (sono le cosiddette convergenze evolutive, dovute all’adattamento ad un ambiente), come la somiglianza
               tra le ali degli uccelli e quelle degli insetti, mentre sono strutture omologhe quelle che hanno un’origine comune,
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