Page 26 - Le Arti Marziali nel mondo Militare
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            ridefinizione di codici sociali e culturali di un Paese in rapida modernizzazione.

            Il  ceto  dirigente  giapponese  riformulò  ex  novo  una  tradizione  marziale  di

            onore e disciplina distorcendo la storia nazionale a giustificazione del proprio
            espansionismo militare e della repressione sociale imposta sul Paese. Il Bushido
            (“Via del Guerriero”), codice d’onore dei samurai dell’epoca Tokugawa, fu

            ripreso per legittimare quella che era piuttosto una versione giapponese del

            militarismo prussiano. La pratica delle arti marziali diventerà per di più una
            caratteristica contraddistinguente sia i servizi segreti nazionali sia la yakuza,
            anche con il coinvolgimento di noti maestri. La “Società dell’Oceano Nero”,

            ad  esempio,  che  alla  fine  del  XIX  secolo  sarà  responsabile  di  numerosi

            attentati – nel 1895 assassina tra l’altro la regina coreana – arruolerà tra i suoi
            anche So Doshin, padre dello stile Shorinji kenpo, Ueshiba Morihei, inventore
            dell’Aikido, e Yamaguchi Gogen, noto esponente dello stile Goju Kai di Karate.

            Sarebbe tuttavia errato stabilire una necessaria relazione tra arti marziali e reazione,

            spesso  sostenuta  in  virtù  della  ferrea  disciplina  e  violenza  che  caratterizza  le
            prime. Se è stato detto che tale legame è esistito con l’imperialismo giapponese,
            al  contrario  in  Paesi  quali  Cina,  Filippine  e  Indonesia,  le  arti  marziali  sono

            state anche espressione di movimenti di liberazione nazionale o più in generale

            d’emancipazione.  Alla  fine  del  XIX  secolo,  ad  esempio,  l’allenamento  nella
            disciplina dell’Eskrima contraddistingueva la Katipunan (“Fratellanza”) filippina,
            organizzazione aderente al movimento indipendentista nazionale; similmente in

            Cina si riscontra una partecipazione consistente di praticanti di arti marziali nella

            “Rivolta dei Boxer”; e ancora in Indonesia, nel 1947, troviamo l’associazione del Pentjat
            Silat di Jakarta coinvolta nella lotta di liberazione contro l’imperialismo olandese.
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