Page 178 - Ventimila anni sotto i mari - L'epopea dell'uomo nel continente azzurro
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9.5. I: impresa di Alessandria della nave, nella peggiore delle ipotesi all'ultimo scali-
nelle relazioni dei protagonisti no di un barcarizzo. Allora avrei caricato l'apparecchio
di orologeria in maniera che lo scoppio avvenisse di lz'
Le caratteristiche funzionali dell'autorespiratore ARO ad un'ora, avrei aperto la camera d'ria prodiera, e la
sembrarono immediatamente ideali per eventuali incur- torpedine sarebbe affondata di circa quattro metri fino
sori subacquei, che come abbiamo visto, almeno operati- a tendere la corda cui sarebbe rimasta sospesa. L'ora
vamente e nei ristretti limiti fisiologici naturali vantavano di tempo necessaria allo scoppio mi avrebbe consenti-
una ultramillenaria tradizione. La breve permanenza sotto to di rz/are la strada già percorsa nell'andata, questa
le onde passava suo tramite, infatti, dai pochissimi minuti volta alleggerito dal peso della torpedine, di scavalcare
a numerose ore consentendo perciò con relativa calma di nuovamente le ostruzioni retali e di aspettare subito
operare insidiosamente sotto le carene nemiche provocan- fuori l'effetto dello scoppio. Dopo di che, uscito più al
done l'affondamento o il grave danneggiamento delle ri- largo e con le spalle rivolte al nemico, avrei cominciato
spettive navi. Fra i primi a studiare tattiche ed applicazioni a far funzionare una lampadina elettrica impermeabile,
del genere spiccano gli uomini della Marina da Guerra Ita- onde segnalare la mia presenza al motoscafo italiano
liana che dovettero studiare, oltre al mero autorespiratore, in attesa. " 4
un natante capace di trasportarli per diverse miglia sempre
in immersione insieme alla pesante carica esplosiva, circa 3 Da quell'archetipo, in rapida successione, fu elaborato
quintali, e ai relativi dispositivi di aggancio agli scafi nemi- un secondo ordigno subacqueo, costituito da un propulso-
ci. L'idea prodromica scaturì dalla torpedine ad aggancio
magnetico, che così descrisse uno dei suoi inventori, Raffaele
Paolucci, 1892.1958, singolare figura di illustre clinico ed 4 La citazione è tratta da J. V. BoRGHESE, Decima Flottiglia Mas,
al contempo di acuto tecnico ed ardito incursore: Milano 1967, p 3.
"La mia torpedine avrebbe dovuto avere una lunghezza
di 160 cm, un diametro di circa 60 cm, una /orma agi-
vale con due camere d'aria, una a poppa ed una a prua.
L'esplosivo di un quintale di trito/o compresso sarebbe
rimasto al centro, e tra la massa esplosiva e l'ogiva pro-
diera sarebbe stato collocato un apparecchio di orolo-
geria regolabile dal di /uorz~ per l'accensione del deto-
nante e quindi della torpedine. Arrivati sotto il bordo
nemico ed aperta la camera d'aria poppiera, la posizio-
ne della torpedine da orizzontale sarebbe divenuta ver-
ticale. Una corda lunga poco più di quattro metri e che
avrei portata aggirata intorno alla mia vita e con un
capo già attaccato alla torpedine, sarebbe stata fissata
a un qualsiasi ombrinale, una qualunque escrescenza
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