Page 44 - Ventimila anni sotto i mari - L'epopea dell'uomo nel continente azzurro
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nopolizzarono a lungo la  pesca dissuadendo  i potenziali   Anche in questo caso i precedenti, sia  pure sporadici, non
            concorrenti. È solo con l'età moderna che il ruolo dei co-  difettavano.  Difettava invece la  sistematicità e la  coordina-
            rallai torresi inizia a manifestarsi prepotentemente, accre-  zione  dell'attività,  necessariamente da  impostarsi  su  criteri
            ditandosi dovunque reputazione di competenza e di intra-  proto-industriali 20 •  La  rapidissima  fortuna  arrisa  a  quelle
            prendenza.  I  banchi corallini  della  Sardegna  17   divennero   prin1e iniziativi ne incentivò in1mediatamente di simili ed in
            così lo scenario lavorativo abituale dei marinai torresi, che   pochi decenni l'intera cittadina si trasformò in  una sorta di
            per quasi tre secoli anno dopo anno, generazione dopo ge-  in differenziato laboratorio a ridosso dell'ormeggio della più
            nerazione, vi si avvicenderanno ad ogni estate. Ma nel frat-  rinomata e numerosa flotta corallina. Da gioiello del mare a
            tempo altre coralline salpate dal porticciolo alle falde del   vezzo femminile  il  corallo da allora iniziò e concluse la  sua
            Vesuvio  tenteranno la  sorte  con  campagne di pesca lun-  vicenda extramarina sempre fra mani torresi, dure e nodose
            go le marine siciliane, calabre, laziali e persino toscane. E   dei pescatori, morbide e delicate degli incisori.
            temerariamente lungo le temutissime  coste nordafricane,   La  raccolta  del  corallo,  che  in  una  ampia  escursione
            viste all'epoca come limite degli inferi.               batimetrica si  sviluppa fino  al  limite  di  penetrazione della
               In nessun caso la  presenza  del  corallo  sembra del tutto   luce,  in  carenza di idonee tecniche subacquee,  doveva  ne-
            ignota,  ma non per questo  a portata di  mano dei pescato-  cessariamente  effettuarsi  dalla  superficie  tramite  tentativi
            ri.  Si  sapeva,  perfettamente  dell'esistenza  di  un  isolotto   casuali e strumenti approssimati. È senza dubbio questo l'a-
            denominato  Tabarca  18 ,  a  ridosso  della  costa  tunisina,  sul   spetto più somigliante alla remotissima attività peschereccia
            quale una colonia genovese prosperava pescando il  corallo   propriamente detta,  diversificandosene per il  resto  per gli
            dei paraggi. E si sapeva, altrettanto dettagliatamente, che le   attrezzi, per le modalità e per la estrema limitazione dei siti
            sponde rocciose meghrebine ne pullulavano, quasi un facile   propizi.  Prima dell'invenzione  di  un  rudimentale  ordigno
            tesoro alla discrezione dei prin1i cercatori. Ma si sapeva, pu-  capace  di  svellere  i preziosi  rami  dai  supporti  rocciosi,  si
            re  e più precisamente,  dei terribili  rischi  che la  contiguità   impiegò  una sorta  di  sacca  con  bocca ferrata,  in  grado di
            di  quei  banchi con le  più  tristemente celebri  basi  corsare   frantumare e raccogliere il corallo, rigidamente vincolata ad
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            barbaresche rappresentava per gli incauti viola tori. Per de-  una lunga pertica manovrata da  bordo. Ogni uomo con la
            cenni il bilancio tra la prospettiva di lauti profitti e quella di   sua sola modesta forza rastrellava il fondale,  almeno quello
            una interminabile schiavitù valse a scoraggiarne la stagionale   non superiore ai 4-5 m, asportandone il corallo che poteva.
            frequentazione, ma alla fine la temerarietà dei corallai, e dei   La soluzione fu  un  semplicissimo congegno -non a caso
            torresi in particolare, superò ogni sensata remora.     detto 'ingegno'- formato da due pesantissime travi giunta-
               Muniti di improbabili garanzie diplomatiche e di appros-  te a croce di S.  Andrea, opportunamente zavorrato e fis-
            simate scorte armate, calarono l'ingegno e trassero il corallo.   sato a una lunga cima, fornita di otto reti alla estremità, e
            Molto il  pescato, molte le  vittime.  Tanti torresi conobbero   di  trenta altre pensili alla metà delle braccia e del centro,
            l'efferato supplizio del remo a bordo delle galere e delle fu-  tramite le quale riusciva possibile dragare il fondale a rag-
            ste barbaresche, tanti altri finirono massacrati, stritolati nel-  guardevole profondità.
            la  grande contrapposizione mediterranea.  Trascorsero  così   Muniti di siffatto  ordigno di  aratura e  raccolta  subac-
            il  XVII ed  il  XVIII secolo,  e soltanto all'avvento  del XIX   quea i corallai iniziavano la loro faticosa giornata in questa
            qualcuno si cimentò a Torre del Greco a trasformare diret-  maniera: "ogni volta che l'ingegno si getta,  tosto i marinari
            tamente il corallo grezzo in un prodotto ornamentale finito.   levano  la  vela  e  corrono  col vento.  Quegli a cui è a/fidato
                                                                    il pescare,  e che tiensi dal lato  della  gomena discesa,  come
                                                                    prima s'avvede di aver incontrato lo scoglio dalla  resistenza
            composta in larino nel XVII secolo, da G. L. GANz, Storia dei coral-
            li,  traduzione a cura di A.  Filippin, Napoli 1988, pp. 47-112.
            17   Per approfondimenti sul dispositivo  difensivo schierato dai co-  20   Quanto grave fosse alla fine  del XVIII secolo tale carenza lo di-
            rallari in Sardegna, cfr. F.  Russo, La dz/esa costiera del Regno di Sar-  mostra il motivato rimpianto espresso da L. RERUZY, Il corallo e la
            degna dal XVI al XIX secolo, Roma 1992, pp. 112-115.    sua industria (1923),  rist. Napoli 1988, p. 55: "Nel1880-1881, penò-
            18   Sulle vicende storiche di Tabarca e dei suoi abitanti cfr. E. Luxo-  do in cui la pesca del corallo raggiunse il suo punto culminante ... Tor-
            RO,  Tabarca e Tabarchini,  Cagliari 1977, pp. 75-102.   re  del Greco avrebbe potuto accumulare grandi ricchezze e maggiori
            19   Ua accurata ricerca sull'economia delle città stato corsare barba-  di quelle che raccolse,  se tuttz;  dagli abitanti alle personalità più colte,
            resche è stata pubblicata da C.  MANCA, Il modello di sviluppo econo-  dai tecnici ai dirigenti dello  stato avessero compreso e si fossero  resi
            mico delle città barbaresche dopo Lepanto, Napoli 1982, pp. 6 e sgg.   conto dell'importanza dell'industria del corallo ... "




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