Page 165 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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ultime barche che hanno tentato di allontanarsi a qualsiasi   terminata proprio dal mare. I flussi ardenti, infatti, appena
               costo: sotto i loro scafi giacciono altri cadaveri.     a contatto con l’acqua ne provocano l’istantanea evapora­
                 Quanti non direttamente investiti sopravvissero ancora   zione di un’enorme quantità, sollevando così una densa
               alcuni minuti, giusto il tempo impiegato dai gas tossici per   cortina di vapore, consumando così gran parte della loro
               soffocarli, bruciandogli i polmoni. In diversi punti della   energia termica e cinetica. Sulle navi, come sulle barche
               costa da dove era più agevole imbarcarsi, al riparo di una   in mare, pertanto, arrivò nella peggiore delle circostanze
               qualsiasi struttura, sono riaffiorati così centinaia di sche­  una sbafata di aria calda, magari torrida ma insufficiente
               letri, tutti con le stesse caratteristiche, frammisti a quelli   ad innescarne la combustione o ad uccidere quanti ormai
               di animali che, impazziti dal terrore, li avevano seguiti. Le   imbarcati.
               vittime ritrovate per lo più accovacciate o sedute per terra,
               con molte lanterne fra loro, erano in gran parte donne e   La barca di Ercolano
               bambini. Ed è significativo osservare che delle 296 accerta­
               te: “solo 20 indossavano o portavano con sé monili di vario   A una breve digressione obbliga lo straordinario rinve­
               tipo, in gran parte anelli in ferro, argento e oro, permettendo-  nimento della menzionata barca, nell’agosto del 1982, le
               ci così di ipotizzare che quanti si erano rifugiati sulla marina   cui caratteristiche sono state in seguito accuratamente in­
               dovevano appartenere ai ceti medio-bassi della popolazione   dagate. Si tratta di: “uno scafo di dimensioni reali stimabili
               ercolanese salvo alcune eccezioni” .
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                 L’appartenenza della stragrande maggio­
               ranza delle vittime ritrovate al ceto sociale
               più basso costituisce un dettaglio che sem­
               bra confermare, piuttosto che smentirla,
               l’ipotesi dell’evacuazione via mare. Come
               accennato l’ordine di priorità d’imbarco ri­
               specchiava senza dubbio quello sociale, per
               cui l’omogeneità del gruppo testimonia che
               l’operazione era ormai prossima alla con­
               clusione, quando cioè i notabili erano già
               stati imbarcati e restavano ancora da pren­
               dere i plebei e gli schiavi. Assurdo credere
               che tutti i possidenti si fossero allontanati il
               giorno prima, ad eccezione di Rectina!
                 Altri flussi nelle ore seguenti rotolaro­
               no lungo le pendici del vulcano, raggiun­
               gendo la costa, con temperature compre­
               se fra i 200° ed i 300° C: ovviamente non
               si arrestarono sulla spiaggia ma si spinse­
               ro, per centinaia di metri, sul mare dan­
               do però origine ad un ulteriore singolare
               fenomeno. Correndo sulla sua superficie
               in pochi istanti raggiunsero i ponti delle
               navi, gremiti di derelitti, senza però tra­
               sformarle  in  altrettante  pire:  la  pesante
               barca ritrovata sulla spiaggia, capovolta e
               incombusta, conferma la mutazione de­



               8   Da M. PAGAno, Gli scavi di..., cit., p. 78.
               A fianco: resti della barca rinvenuta sulla spiag-
               gia di Ercolano.




                                                                                       parte quinta - l’operazione di soccorso    1 6 3
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