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Telegrafo ad asta
Di gran lunga più moderno e funzionale il dispositivo
così ricordato da Vegezio Flavio:
“alcuni sui castelli o sulle torri cittadine collocano del-
le travi, con le quali tenendole a volte perpendicolari a
volte orizzontali, indicano quanto accade” .
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Quindi, ben in vista su apposite torri delle città, stavano col-
locate due assi, capaci di ruotare intorno ad un fulcro. Facen-
done variare l’inclinazione, si poteva trasmettere un preciso di-
spaccio. Che l’idea fosse ottima lo confermerà il telegrafo ad aste
di Chappe, che iniziò a collegare tutte le città francesi dal 1794 .
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Va osservato che all’epoca, per la maggiore limpidità
dell’aria le assi, munite forse di banderuole, con il cielo di
sfondo risultavano distinguibili fino a una decina di chilo-
metri. Manovrandole indipendentemente l’una dall’altra, a
scatti di 45°, fornivano una ventina di configurazioni una per
ogni lettera dell’alfabeto. Una linea di oltre duecento chilo-
metri richiedeva al massimo una trentina di operatori, orga-
nico esiguo per collegamenti vitali come tra Roma e le sue
grandi basi navali. Plausibile che proprio alla linea di Miseno
fosse allacciata la Villa Jovis di Tiberio a Capri. Sulla Colonna
Traiana si scorge qualcosa che non potendosi interpretare in
alcun altro modo deve riferirsi ad un telegrafo ottico siffatto.
7 F. R. VeGezio, L’arte militare, lib. III, 5: “Aliquanti in castellorum,
aut urbium turribus appendunt trabes: quibus aliquando erectis, ali-
quando depositis indi cant quae geruntur.”
8 Per la verità che le telecomunicazioni costituissero un’invenzione di
rivoluzionario interesse, lo percepì distintamente anche Leonardo, che
immaginò ed esaltò, un dispositivo di trasmissione a tubo sotterraneo
con relè umani. Così in merito nel cod. B, f 23 c del 1489: “Puossi fare
in ciento miglia ciento case, ne le quali stia cento guardie che ffaranno
per sotterranei condotti, sentire una novella in quarto d’ora...” Quanto
al telegrafo di Chappe, detto anche telegrafo a semaforo, comparve nel
1793, e fu adottato a partire dal 1840 per trasmettere le segnalazioni
ferroviarie, restando in servizio, in quel contesto, fino ai giorni nostri.
In merito cfr. t. K. DeRRy, t. i. WilliAms, Tecnologia e civiltà occiden-
tale, Torino 1968, pp. 438-39. Sappiamo, tuttavia, che già nella secon-
da metà del XVII secolo i fisici Schott e Becher, idearono un sistema
di trasmissione che impiegava dei corpi opachi di giorno e dei fari di
notte, facendone variare la posizione in funzione delle lettere. Merito
del Chappe, un ecclesiastico francese (1763-1806), fu pertanto quello
di aver introdotto in un sistema già noto l’utilizzo del cannocchiale.
In alto, a destra: telegrafo ad aste su torre, Colonna Traiana, Roma.
A fianco: una stazione del telegrafo ottico di Chappe.
Nella pagina a fianco: ricostruzione virtuale del telegrafo ad aste di epo-
ca romana.
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