Page 62 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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Telegrafo ad asta


                 Di gran lunga più moderno e funzionale il dispositivo
               così ricordato da Vegezio Flavio:

                 “alcuni sui castelli o sulle torri cittadine collocano del-
                 le travi, con le quali tenendole a volte perpendicolari a
                 volte orizzontali, indicano quanto accade” .
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                 Quindi, ben in vista su apposite torri delle città, stavano col-
               locate due assi, capaci di ruotare intorno ad un fulcro. Facen-
               done variare l’inclinazione, si poteva trasmettere un preciso di-
               spaccio. Che l’idea fosse ottima lo confermerà il telegrafo ad aste
               di Chappe, che iniziò a collegare tutte le città francesi dal 1794 .
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                 Va osservato che all’epoca, per la maggiore limpidità
               dell’aria le assi, munite forse di banderuole, con il cielo di
               sfondo risultavano distinguibili fino a una decina di chilo-
               metri. Manovrandole indipendentemente l’una dall’altra, a
               scatti di 45°, fornivano una ventina di configurazioni una per
               ogni lettera dell’alfabeto. Una linea di oltre duecento chilo-
               metri richiedeva al massimo una trentina di operatori, orga-
               nico esiguo per collegamenti vitali come tra Roma e le sue
               grandi basi navali. Plausibile che proprio alla linea di Miseno
               fosse allacciata la Villa Jovis di Tiberio a Capri. Sulla Colonna
               Traiana si scorge qualcosa che non potendosi interpretare in
               alcun altro modo deve riferirsi ad un telegrafo ottico siffatto.

               7   F. R. VeGezio, L’arte militare, lib. III, 5: “Aliquanti in castellorum,
               aut urbium turribus appendunt trabes: quibus aliquando erectis, ali-
               quando depositis indi cant quae geruntur.”
               8   Per la verità che le telecomunicazioni costituissero un’invenzione di
               rivoluzionario interesse, lo percepì distintamente anche Leonardo, che
               immaginò ed esaltò, un dispositivo di trasmissione a tubo sotterraneo
               con relè umani. Così in merito nel cod. B, f 23 c del 1489: “Puossi fare
               in ciento miglia ciento case, ne le quali stia cento guardie che ffaranno
               per sotterranei condotti, sentire una novella in quarto d’ora...” Quanto
               al telegrafo di Chappe, detto anche telegrafo a semaforo, comparve nel
               1793, e fu adottato a partire dal 1840 per trasmettere le segnalazioni
               ferroviarie, restando in servizio, in quel contesto, fino ai giorni nostri.
               In merito cfr. t. K. DeRRy, t. i. WilliAms, Tecnologia e civiltà occiden-
               tale, Torino 1968, pp. 438-39. Sappiamo, tuttavia, che già nella secon-
               da metà del XVII secolo i fisici Schott e Becher, idearono un sistema
               di trasmissione che impiegava dei corpi opachi di giorno e dei fari di
               notte, facendone variare la posizione in funzione delle lettere. Merito
               del Chappe, un ecclesiastico francese (1763-1806), fu pertanto quello
               di aver introdotto in un sistema già noto l’utilizzo del cannocchiale.
               In alto, a destra: telegrafo ad aste su torre, Colonna Traiana, Roma.
               A fianco: una stazione del telegrafo ottico di Chappe.
               Nella pagina a fianco: ricostruzione virtuale del telegrafo ad aste di epo-
               ca romana.




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